Valorizzare la carne che mangiamo. È questa, in sintesi, la proposta di un nuovo, corposo e innovativo rapporto sul consumo di carne pubblicato dal Food Ethics Council, un'organizzazione impegnata per una produzione alimentare più sana e sostenibile, e dal WWF inglese.

Il dossier "Prime cuts- Valuing the meat we eat" potrebbe essere utile per la salute delle persone e dell'ambiente e per i produttori e i consumatori stessi. Perché un alto consumo di carne è associato a una serie di fattori connessi a sfide importanti per il sistema alimentare globale, compresi i cambiamenti climatici, l'obesità, la scarsità d'acqua, lo sfruttamento del suolo, la povertà e la disuguaglianza.

Detto questo, spiega il rapporto, non basta diffondere il messaggio del "mangiare meno carne", come, ad esempio, fanno i "demetarian": è controverso e troppo semplicistico. L' approccio vincente, invece, dovrebbe essere "meno ma meglio", forse la cosa da fare più utile in generale, se proprio non si riesce a eliminare del tutto questo alimento dalla dieta. E il report del Food Ethics Council e del Wwf è un primo passo per la definizione di ciò che questo messaggio potrebbe essere.

"Valuing the meat we eat" suggerisce, infatti, che parlare di "meno ma meglio" permette alle persone di prendere in considerazione molti altri aspetti della produzione di carne e di consumo, tra cui il benessere degli animali, la biodiversità, la redditività degli agricoltori, il gusto, i rifiuti e problemi di salute più ampi. La proposta, che viene da uno dei Paesi al centro dei recenti scandali alimentari, la Gran Bretagna, comprende la riduzione della carne rossa e quella conservata, preferendo, invece, carni biologiche e animali nutriti con erba o foraggio.

Questo, si legge nel report, ridurrà gli allevamenti intensivi, migliorando la qualità di vita degli animali e degli allevatori stessi, oltre che riducendo l'impatto ambientale e recuperando risorse per l'alimentazione umana. Fondamentale anche la lotta agli sprechi, causati soprattutto d all'abitudine di acquistare solo le crani più pregiate. Per questo, suggerisce il Wwf, bisogna avviare una ricerca per valutare le barriere di mercato al "meno ma meglio".

"Mentre il termine "meglio" non è facile da definire, la relazione dimostra che la società ha bisogno di valorizzare il cibo che mangiamo, in particolare la carne, molto di più di noi. Questo, in ultima analisi, significa pagare di più in modo da riflettere i costi sociali e ambientali, mentre i produttori saranno gratificanti per aver preservato l'ambiente", spiega Mark Driscoll del WWF-UK. Sappiamo che ci sono buone, ottime ragioni per ridurre o eliminare del tutto il nostro consumo di carne, ma non tutti sono pronti e ben informati.

E siccome le nostre scelte su ciò che mangiamo hanno un impatto enorme, non solo sulla nostra salute, ma anche su quella delle altre persone, degli animali, del pianeta e delle generazioni future, iniziare con il selezionare meglio il cibo che acquistiamo, compresa la carne, è un buon modo per iniziare a diventare un consumatore critico e "valorizzare il cibo che mangiamo", non solo la carne.

Per scaricare il dossier clicca qui

Roberta Ragni

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