starbucks-cupChiunque abbia viaggiato all'estero, o abbia quantomeno visto un film americano, avrà imparato a conoscere Starbucks, catena statunitense che dagli anni '70 delizia il palato dei suoi clienti con caffè, muffin, torte ipercaloriche e con i celeberrimi frappuccini, un curioso incontro tra frappé e cappuccino. Così, anche se in Italia Starbucks non ha mai messo piede, complice il costo eccessivo rispetto al nostro espresso e, pare, la lentezza degli operatori rispetto ai baristi italiani (ma su questo aspetto ci sarebbe forse da discutere...), il bicchierone con il marchio della sirena su sfondo verde è entrato a far parte della nostra vita. Anche se, francamente, Eduardo de Filippo e il suo mitico caffè rimangono imbattibili.

Ma non tutti lo apprezzano: su ecosalon.com si possono infatti trovare alcune ragioni per non amare i loro gusti globalizzati e trovare inutile il merchandise in vendita nei negozi.

Al di là dei gusti personali, la maggioranza delle critiche riguarda il rispetto dell'ambiente, versante sul quale la catena americana si è mostrata, almeno fino a qualche tempo fa, abbastanza carente. Prima di tutto lo spreco dell'acqua: fino a poco tempo fa la loro politica prevedeva infatti di lasciare i rubinetti dell'acqua sempre aperti. Dettato, ufficialmente, dalla necessità di avere continuamente a disposizione acqua corrente per lavare via i residui di cibo e tenere gli utensili puliti, ha portato ad uno spreco giornaliero calcolato in più di 23 milioni di litri d'acqua. Le critiche di diversi gruppi ambientalisti hanno portato alla sostituzione dei vecchi rubinetti con nuovi dispositivi che permettono di risparmiare, in ogni caffetteria, 150 galloni d'acqua al giorno (più di 500 litri).

Altra questione importante riguarda i bicchieri. Contenendo polietilene (utilizzato per l'impermeabilizzazione), questi non sono riciclabili ed è stato calcolato che almeno tre miliardi di bicchieri finiscono ogni anno in discarica. Anche in questo caso Starbucks è corsa ai ripari, annunciando che entro il 2015 il 100% dei loro bicchieri saranno riciclabili. Nel frattempo, si cerca di ridurre l'impatto ambientale suggerendo ai clienti di utilizzare le tazze in ceramica, nel caso consumino al tavolo, o portarsi una mug da casa (magari col marchio in bella mostra, e così si spiega la presenza del merchandise) nel caso vogliano bere altrove il loro caffè.

Il caffè, appunto... Howard Schultz, il presidente della compagnia, ha annunciato che negli oltre 800 punti vendita presenti nel Regno Unito sarà servito caffè del Ruanda, prodotto e commercializzato secondo le regole del commercio equo e solidale. Il progetto prevede anche l'istituzione, nel paese africano, di centri di consulenza per gli agricoltori che dovrebbero permettere il rendimento delle coltivazioni di caffè. Un altro passo quindi verso una catena di negozi veramente sostenibile, anche se la strada da percorrere è ancora lunga, e non mancano scivoloni e cadute di stile...Ha avuto ad esempio una vasta eco l'anno scorso la sentenza della corte della California che condannava Starbucks a risarcire i suoi baristi con l'astronomica cifra di 100 milioni di dollari. La causa, avviata dall'ex barista Jou Chou ma presto trasformatasi in class-action, riguardava le mance che i dipendenti erano costretti a dividere con i supervisori ed i manager dei singoli punti vendita (pratica proibita dalla legge californiana) ed ha portato ad un maxi risarcimento per i baristi che hanno aderito alla vertenza. Un caffè salato quindi per Starbucks, ma c'è da augurarsi che problemi di questo tipo portino ad una maggiore coscienza sociale e ambientale da parte del colosso statunitense. Alla fine però, contiamo che le domande da porsi diventino una sola: a voi piace il frappuccino?

Sara Pietrantoni

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