VioAlways Coca Cola! Anche nel latte. Sì perché la multinazionale americana più famosa, amata e odiata nel mondo sta per mettere lo zampino, anzi le bollicine, anche sulla bevanda più naturale che ci sia dopo l'acqua, introducendo sul mercato il latte frizzante. Si chiamerà Vio e, ancora in fase di sperimentazione, verrà lanciato per il momento, in tre città campione: New York, Los Angeles e San Francisco.

A base di latte scremato, acqua frizzante, zucchero di canna e aromi di frutta (?), Vio sarà presentato in eleganti bottigliette da 327 millilitri d'alluminio satinato bianco e disponibile in quattro gusti: limone, pesca-mango, frutti di bosco e tropicale.



Al prezzo di due dollari si potrà bere, dunque, quella che dalla Coca Cola stessa viene definita una bevanda dal "sapore delizioso, unico e delicato", "di una dolcezza travolgente" secondo BevNet, il sito specializzato in bibite analcoliche.

Il colosso di Atlanta prova dunque a strizzare l'occhio ai consumatori più esigenti e attenti alle tematiche naturali con un intera linea "Pro Life", che racchiuderà diversi nuovi prodotti a base di latte. Ma a noi che alla Coca Cola preferiamo l'Ubuntu Cola del Commercio Equo e a quello pastorizzato preferiamo il latte crudo alla spina, la cosa non ci convince troppo.

E, infatti, non mancano le prime critiche, a cominciare da Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus che sul sito dell'Associazione commenta: «In questo momento in cui il prezzo del latte è arrivato al minimo storico di 20 centesimi al litro per gli allevatori nelle stalle e 1 e 30 nei supermercati, l'arrivo del latte frizzante prodotto dalla Coca Cola mi sembra un tragico scherzo che non sposterà per nulla il consumo di latte e non aiuterà il comparto».

Gli fa eco Giorgio Ciani, Direttore Comunicazione e Relazioni Esterne di Granarolo S. p.A.: «Sappiamo che in alcuni paesi del Sud-est asiatico una bevanda simile è già in commercio, ma noi non abbiamo mai pensato di addizionare il latte con dell'anidride carbonica. Nessun giudizio sul merito, perché ognuno fa il suo mestiere; il nostro è quello di dar sbocco sul mercato ad una filiera di 1.000 allevatori italiani e che termina con 60.000 mucche. Ma nella vita non si sa mai. Staremo a vedere».

E voi che ne pensate?

Simona Falasca


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