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Ci aveva già lasciati a bocca aperta per come aveva saputo associare il vino di qualità alla sostenibilità ambientale riuscendo ad azzerare le sue emissioni. E adesso torna alla ribaltà, come esempio per gli altri. È la cantina Salcheto, prima in Europa ad essersi preoccupata delle emissioni prodotte nelle fasi di produzione del vino, calcolandone proprio la quantità: 1,83 kg di anidride carbonica per ogni bottiglia.

Aveva promesso di essere "Carbon Free" e a quanto pare, è risucita a rispettare i patti, diventando al tempo stesso un modello da seguire. È stata presentata ieri infatti nell'ambito del Seminario Estivo 2011GreenItaly e Territori”, la nuova proposta per la Carta di Montepulciano della Carbon Footprint del vino.

Di che si tratta? La Carbon Footprint è un indicatore importante della sostenibilità ambientale del vino, un indice numerico (2,02 Kg per 750 ml confezionati in vetro) che racchiuderà il valore dell’impatto ambientale legato alla produzione della bottiglia di vino, sia in termini di emissioni di gas serra che nella gestione delle risorse energetiche.

La Carta contiene inoltre un decalogo di principi su cui si basa lo studio della Carbon Footprint. Disponibile sul sito della Carta di Montepulciano, lo riproponiamo qui di seguito:

Decalogo della Carbon Footprint del Vino

  1. È fondamentale che lo sviluppo della Carbon Footprint favorisca innanzitutto il miglioramento interno e l'innovazione volti alla riduzione delle emissioni e solo come ultima opzione la compensazione esterna;
  2. È altresì fondamentale promuovere e sostenere a livello locale, nazionale ed internazionale un approccio omogeneo allo studio ed alla certificazione della Carbon Footprint;
  3. Si riconosca un ruolo prioritario per lo studio della Carbon Footprint alle norme ISO 14064 (e futura ISO 14067) ed al protocollo Ita.Ca. (in coordinamento con IWCC, Bilan Carbone ed il futuro protocollo della O.I.V.);
  4. Si definiscano i confini di analisi della Carbon Footprint in maniera omogenea per tutti i casi di studio ed in particolare considerando sempre, oltre alle emissioni legate al consumo diretto ed indiretto di energia, quelle emissioni indirette derivanti dall'uso di tutti i materiali acquistati lungo il processo produttivo e di tutti i trasporti a monte ed a valle del processo produttivo;
  5. Essendo il vigneto un sistema complesso, la quantificazione dell'assorbimento dello stesso sia ottenuta utilizzando metodi/protocolli che privilegino l'approccio ecosistemico (atmosfera-pianta-suolo);
  6. Nella metodologia di analisi di Carbon Footprint del Vino che adotta l'approccio ecosistemico per la quantificazione degli assorbimenti del vigneto, si dovrà includere il calcolo di quelle emissioni dirette derivanti dall'uso di materiali sottratti al vigneto quali principalmente uva e sarmenti;
  7. La presenza nelle aziende vitivinicole di patrimoni arbustivi non strumentali alla produzione di vino non può essere compresa nel campo d'azione della sua analisi della Carbon Footprint;
  8. La comunicazione della Carbon Footprint, soprattutto se rivolta al consumatore deve rispettare i principi di verificabilità e trasparenza; in particolare devono sempre essere resi disponibili i metodi/protocolli utilizzati;
  9. Nella comunicazione al consumatore della Carbon Footprint, devono essere sempre forniti in maniera disaggregata i dati relativi agli assorbimenti del vigneto;
  10. La verifica di parte terza è fondamentale per garantire che la Carbon Footprint del Vino sia completa, omogenea e paragonabile, elementi essenziali per fare di questo strumento di analisi una leva per lo sviluppo sostenibile del settore.

Sul sito inoltre, è possibile aderire alla Proposta di Percorso per la Carta di Montepulciano. Grande riconoscimento alla Salcheto anche nel corso del seminario, dove l’Azienda vinicola è stata definita l'"apripista" grazie alla sua prima bottiglia “certificata” ambientalmente e presentata nell'occasione a Montepulciano. Seguendo l'esempio della Salcheto, presto le cantine dove si ‘crea’ lo straordinario Nobile di Montepulciano, seguiranno tutta una serie di misure per ridurre l’impatto ambientale: dalle biomasse al fotovoltaico, dalla bioedilizia alla riduzione dei consumi idrici. Senza trascurare il packaging, utilizzando ad esempio cassette di legno ricavate dal legno dei pancali usurati e proveniente da foreste certificate, bottiglie imballate con separatori antiurto realizzati con gli scarti di lavorazione dei pannolini ecologici.

A tal proposito va ricordato che la Salcheto ha scelto per il confezionamento delle bottiglie il Greenpallet di Palm, azienda mantovana, leader nell’ecoprogettazione e produzione di greenpallet da foreste gestite in modo responsabile. In questo modo, l'azienda ha ridotto del 18% le proprie emissioni tra il 2008 e il 2009.

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La sfida green è la nuova grande opportunità per il mondo del vino italiano – ha spiegato Fabio Renzi, segretario generale di Symbola - La scelta di molte imprese e settori produttivi italiani di competere sul terreno della qualità e della sostenibilità è la stessa che fece il settore più di vent’anni fa all’ indomani della tragedia del metanolo. Passando così dalla concorrenza al ribasso all’ attenzione e alla cura di tutta la filiera: oggi produciamo il 40% in meno di vino rispetto alla metà degli anni 80 ma il valore del suo export è quadruplicato. Una scelta che permette di giocare in anticipo sull’evoluzione delle norme europee e, soprattutto, di andare incontro alle richieste di consumatori sempre più consapevoli ed esigenti”.

Un dato non da poco se si considera che il vino italiano, leader del Made in Italy, soltanto nel 2010 ha raggiunto il record storico di 3,7 milioni di euro. Un settore sempre in crescita, che sposando la sostenibilità, potrebbe confermarsi ulteriormente come fiore all'occhiello del nostro Paese.

Francesca Mancuso

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