oli_deodorati

In teoria, è stato emanato per proteggere la bontà e l’autenticità dell’olio extra vergine di oliva (una delle tipicità del nostro “made in italy” e uno dei prodotti di punta della nostra economia); di fatto, il nuovo regolamento comunitario, che entrerà in vigore dal prossimo 1 aprile, favorisce la commercializzazione dei cosiddetti olii "deodorati", ovvero quelli ottenuti da commistioni e sofisticazioni di vario tipo, a scapito della qualità e della genuinità dell’olio extra vergine di oliva vero.

Secondo alcuni esperti infatti, la legge europea ha aperto le porte ai condimenti difettosi, promuovendoli sul campo. "Non siamo di fronte ad una legge che permette di bloccare e di escludere dal mercato l’olio taroccato – ha detto Roberto La Pira, giornalista esperto di consumi - come hanno scritto molti giornali, ma all’esatto contrario".

In pratica, si aprono tante nuove possibilità commerciali per gli oli “deodorati” (ovvero quegli olii che contengono sostanze estranee all’olio per eliminare i cattivi odori) che nulla hanno a che fare con il nostro amato olio extra vergine di oliva.

Ma come facciamo a capire se l’olio è stato contaminato?
La parola chiave (anzi due) è achil esteri, ovvero composti che si formano con la fermentazione e l’avvio del processo di putrefazione delle olive stesse, che hanno come diretta conseguenza la produzione di alcol metilico ed etilico e la liberazione di acidi.

Ma c’è di più. Se nell’olio c’è una forte presenza di grassi dai trigliceridi, vuol dire che l’olio non è buono. Anche perché il nostro extra vergine è famoso anche per il basso quantitativo di grassi dannosi e la presenza di sostanze antiossidanti, che – naturalmente – gli olii taroccati non hanno.

«Gli oli che hanno bisogno di essere deodorati sono quelli di bassa qualità. È inaccettabile che un procedimento chimico finora vietato in oli extravergine venga sostanzialmente permesso per consentire a chi non produce qualità di arrivare sul mercato con un prodotto adulterato che il consumatore non sarà in grado di riconoscere dall'etichetta», dichiara Carlo Petrini, presidente Slow Food.

E allora, in pratica, come facciamo a difenderci dall’olio di scarsa qualità? Prima di tutto diffidiamo degli oli che sugli scaffali costano troppo poco e poi impariamo ad usare meglio le nostre papille gustative!
"L’unica possibilità – ha commentato La Pira - è imparare a distinguere l'olio extravergine di oliva di qualità che ha un odore, un sapore e un elevato contenuto di antiossidanti dal deodorato, che ha un sapore un po' asettico, contiene pochi antiossidanti e assomiglia ai vecchi oli di oliva vergini, ormai spariti dal mercato".

Insomma, proprio come si fa con il vino, per difendere la genuinità dei nostri prodotti, dobbiamo imparare a riconoscerli!

Verdiana Amorosi

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