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Promuove il consumo della carne bovina italiana, dei valori nutrizionali, sociali e ambientali dietro parole come nutrizione, sicurezza, ambiente, no spreco ed economia. È lo spot promosso da Assocarni che in questi giorni vediamo sulla Rai e indovina chi lo paga? Noi. E, soprattutto, non ci dice la verità.

Non chiamatela solo pubblicità, perché se fosse un normale spot finanziato da committenti privati, forse non saremmo qui a discuterne.

La campagna La stellina della carne bovina, che ci dice quanto è buona e sostenibile la carne, è pagata dal ministero delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo (Mipaaft), quindi con i nostri soldi. E non solo: è anche la prima pubblicità accessibile ed inclusiva, ovvero pensata anche per le persone con disabilità. 

Quattro spot di 30 secondi su tutti i canali Rai, un sito dedicato per dirci che ‘mangiare carne bovina con equilibrio può contribuire al naturale benessere dell’organismo’ e ci si appella addirittura alla dieta mediterranea, sciorinando una serie di informazioni su vitamine che sarebbero presenti solo nei prodotti di origine animale.

“Abbiamo sostenuto questa campagna perché  è stata una precisa richiesta del Tavolo zootecnico istituito al ministero e perché riteniamo prioritario informare il consumatore in modo da metterlo nelle condizioni di fare scelte consapevoli”, spiega Pietro Gasparri spiega dirigente del ministero delle Politiche agricole.

Quindi fare uno spot sulla carne ed esaltarne qualità senza parlare di origine del prodotto, allevamento intensivo, etica e inquinamento ambientale, sarebbe un modo neutrale per indirizzare il consumatore verso scelte consapevoli. Perché il ministero questo ci sta dicendo senza troppi giri di parole.

In pratica, il meccanismo è molto più subdolo di quel che si potrebbe pensare. Senza mai nominare la scelta vegetariana o vegana, lo spot esalta i benefici che porterebbe il consumo di carne, che uniti a una serie di stereotipi più o meno diffusi, di certo non contribuiscono a ragionare su ciò che portiamo nelle nostre tavole.

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Diciamo chiaramente che le cose non stanno esattamente così. E benché Francois Tomei, direttore generale di Assocarni ammetta che c’è stato un calo di acquisto di carne bovina (sostenendo però che la colpa sia della povertà, ovvero che le famiglie non comprano carne perché costa troppo), i dati ci dicono ben altro.

Solo qualche giorno fa, in un altro articolo parlavamo del fatto che nei macelli inglesi c’erano 10mila posti vacanti e che la gente non era più disposta a uccidere in quella maniera barbara animali. Ogni giorno, le campagne di Essere Animali e di altre associazioni, denunciano le condizioni che bovini e non solo subiscono negli allevamenti intensivi. Anche in quelli italianissimi.

Animali che vivono in spazi ristretti tra sporcizia e topi, vacche malate e poi macellate. Il settore della carne in Italia genera un valore economico di oltre 30 miliardi di euro all’anno, cioè un sesto dell’intero settore alimentare ed è per questo che la svolta verso una alimentazione a base vegetale fa paura. 

Arriviamo ai punti della stellina esaltati nello spot, ovvero Nutrizione, Sicurezza, Ambiente, No spreco ed Economia.

Nutrizione

“La presenza di carne bovina all’interno di una dieta varia ed equilibrata può contribuire al naturale benessere dell’organismo”.

Chi recita lo spot però dimentica di elencare i danni legati all'eccessivo consumo di carni rosse, il legame con i tumori al colon, obesità e malattie connesse.

Sicurezza

Identificazione, tracciabilità ed etichettatura: la carne sarebbe sottoposta a rigidi controlli alimentari.

Ma le immagini che ogni giorno pubblichiamo ci dicono il contrario: animali macellati anche se malati, ingozzati di antibiotici e costretti a perire tra topi e feci.

Ambiente

“Consumare con equilibrio carne bovina italiana può considerarsi sostenibile sia per l’ambiente che per il territorio. Nonostante questo alimento sia spesso associato a un eccessivo impatto sugli ecosistemi, infatti, bisogna considerare che l’allevamento bovino può contribuire alla tutela del territorio, del paesaggio, della biodiversità e della fertilità dei suoli”.

Forse questo punto non sarebbe neanche da commentare, visto che sappiamo bene quanto sia impattante la produzione industriale di carne bovina, ma lo commentiamo così: dietro un allevamento intensivo (come sono la maggior parte di quelli italiani ormai) ci sono scarsità idrica, perdita di biodiversità, deforestazione, inquinamento sfruttamento del suolo.

No spreco

“Le caratteristiche intrinseche dei prodotti di origine bovina consentono un’alta varietà di possibili utilizzi, spaziando dal settore alimentare a quello della pelletteria, da quello farmaceutico a quello della cosmesi, fino all’importante settore energetico”.

Il vero "no allo spreco", però, sarebbe quello di smetterla di sfruttare gli animali al 100% a uso e consumo dell’uomo.

Economia

“L’allevamento bovino italiano, oltre a fornire carne di qualità, dà lavoro a diverse decine di migliaia di persone: sono 80mila le famiglie coinvolte e oltre 110mila gli allevamenti sparsi su tutto il territorio nazionale”.

E come di consueto si arriva a giocare sulle emozioni, se la carne non si vende, la gente perde il lavoro, come se non ci fossero altre vie d’uscita.

Che dire? Oltre ai paradossi già citati, pensiamo anche al più grosso: questo spot lo paghiamo noi.

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