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L’assenzio è una pianta amara conosciuta fin dall’antichità e utilizzata come bevanda dai romani, ma anche dai francesi per le sue doti inebrianti e allucinogene. Attorno all’assenzio ci sono tantissime leggende, vediamone alcune.


Vi avevamo già parlato delle proprietà e degli usi dell’assenzio che può essere utilizzato come rimedio naturale, ma che però non è esente da controindicazioni. Ricordiamo, tra le tante, le sue proprietà in campo tonico e digestivo grazie all’absintina, ancora l’assenzio è utile sotto forma di infuso per stimolare l’appetito, contrastare i cali di energia e dare maggiore sprint al corpo o come sostegno alle difese immunitarie.

Tra le altre proprietà riconosciute all’assenzio ci sono la capacità antinfiammatoria, antispasmotica, stimolante nei confronti del sistema nervoso, febbrifuga, antisettica e antivermifuga.

L'assenzio era stato messo al bando in quasi tutto il mondo all'inizio del '900, e proprio da quel momento ebbero inizio una serie di leggende attorno a questa bevanda, prima fra tutte quella della Fata verde (come viene chiamato l’assenzio) come di una droga pericolosa, dotata di strani poteri. In realtà, l'assenzio non ha nessun effetto stupefacente, ed i motivi che portarono al bando furono di tutt'altra natura. Oggi comunque una direttiva europea lo ha ufficialmente reso legale.

Tra le tante leggende che ruotano attorno all'assenzio, ce ne sono alcune legate proprio alla pianta. Si diceva un tempo che mettendo al mattino qualche foglia di artemisia nelle scarpe si potessero fare molti chilometri senza fatica o ancora che conservata in casa, scacciasse gli spiriti maligni.

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La leggenda della Fata verde

L’assenzio nel 1800 si guadagna il nome di Fata verde perché secondo la leggenda questa bevanda era riuscita stregare poeti maledetti e pittori impressionisti. Tra i tanti Verlaine, Degas e Picasso, che si dice abbiano trovato nell’assenzio la scintilla per colpi di genio e meravigliose opere d’arte. Ma non solo, visto che la bevanda veniva commercializzata per le sue proprietà curative, era considerata come una pozione magica grazie anche al suo colore verde smeraldo.

Secondo una prima versione, l’assenzio è rimasto proibito per molti anni a causa del tujone, un terpene presente nell’olio essenziale della pianta di arthemisia, che provocherebbe delirium tremens e pazzia. In realtà però, è impossibile intossicarsi bevendo assenzio poiché il limite massimo che può contenere non supera i 30-40 mg/kg.

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La Fata verde secondo Oscar Wilde

Come dicevamo l'assenzio è stato l'icona del vivere bohémien, compagno preferito di artisti e scrittori come Vincent Van Gogh, Toulouse-Lautrec, Ernest Hemingway e tanti altri. Oscar Wilde, riferendosi ai bicchieri bevuti con acqua e zucchero, scriveva:

"Un bicchiere d’assenzio, non c’è niente di più poetico al mondo… Che differenza c’è tra un bicchiere di assenzio e un tramonto? Il primo stadio è quello del bevitore normale, il secondo quello in cui cominciate a vedere cose mostruose e crudeli ma, se perseverate, arriverete al terzo livello, quello in cui vedete le cose che volete, cose strane, meravigliose"

 

Il caso Lanfray del 1905

C’è poi un’altra storia legata al bando dell’assenzio:

“1905, Vaud, Svizzera. Jean Lanfray, un contadino di 31 anni, passa una nottata a bere di tutto: cognac, crema di menta, vino, brandy e… 2(!) bicchieri di assenzio. Torna a casa barcollando nella notte. Sibila e grugnisce mentre sbanda. Una volta a casa ha difficoltà ad aprire la porta; la moglie lo sente rimestare nel chiavistello, si alza dal letto, lo vede ubriaco fradicio e inizia così un litigio furibondo. La calma torna solo a notte fonda. Due pallottole di piombo, per il contadino Jean Lanfray, valgono la serenità coniugale. Dopo aver fucilato la moglie, Lanfray ripete il gesto sui suoi figli”.

Dopo questo episodio ci fu una raccolta di firme per proibire l’assenzio, ma con il tempo altri miti sono stati sfatati, come quello che nacque nella Repubblica ceca, in realtà la bevanda è svizzera e creata da un medico francese. C’è poi tutta la questione legata alla zolletta di zucchero.

Il metodo tradizionale comportava il piazzare una zolletta di zucchero su un cucchiaio di assenzio, e il far gocciolare dell'acqua fredda attraverso la zolletta e dentro un bicchiere, il che avrebbe creato una torbidità chiamata “la louche”. Gli intenditori di assenzio dicono che lo zucchero veniva usato in passato per coprire il gusto amaro dell'assenzio di scarsa qualità; le zollette di zucchero bruciato e caramellizzato distorcono ancora di più il gusto.

“L’Absinthe”: il quadro di Edgar Degas

A testimonianza dell’uso della bevanda a base si assenzio e dei suoi effetti vi è un famoso il quadro di Edgar Degas, che si trova nel Musée d’Orsay a Parigi, dal titolo “L’Absinthe” (L’Assenzio), del 1876. Il dipinto ambientato alCafé de la Nuovelle Athènes in Place Pigalle, rappresenta due personaggi, l’incisore Marcellin Desboutin e l’attrice Ellen Andrée, famosi all’epoca del pittore, che bevono il liquore a base di assenzio e mette in evidenza l’effetto di stordimento. L'opera è stata vista come una denuncia della piaga dell'assenzio che verrà appunto messa al bando.

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Assenzio: perché è stato proibito per tanto tempo?

L'assenzio, la Fata Verde, ha contribuito a costruire miti, ma secondo Assenzio Italia, furono tre le ragioni che portarono alla messa al bando dell'assenzio: il fatto che, essendo l'alcolico più bevuto, si prestava bene a diventare il capro espiatorio per colpire l'alcoolismo; il contrasto con le lobby di produttori di distillati da vino, preoccupati per le consistenti quote di mercato che avevano perso a causa dell'assenzio e dell'epidemia di filoxera che aveva colpito i vitigni decimandoli, e sufficientemente potenti per fare pressione sul governo allo scopo di eliminare un pericoloso concorrente.

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Ancora, la presenza di prodotti di pessima qualità ed altamente nocivi per la salute etichettati sotto il nome di assenzio, e largamente diffusi nella popolazione più povera grazie a prezzi molto bassi. Tutto il resto venne costruito ad arte per screditare l'assenzio.

Dominella Trunfio

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