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Non è la prima volta che si parla a livello internazionale della necessità di imporre una tassa sulla carne come incentivo a ridurre il consumo di questo alimento sia per una questione ambientale che per motivi salutistici. Ora un nuovo rapporto americano conferma l'importanza di un provvedimento del genere che potrebbe diventare operativo nei prossimi anni.

Come ormai è noto, a livello mondiale gli allevamenti di animali producono il 15% di tutte le emissioni globali di gas serra e, tra l’altro, il consumo di carne è in aumento in tutto il mondo. Di pari passo i cambiamenti climatici continuano a dare sempre più problemi e la situazione va in qualche modo arginata. Cosa fare? Dato che sempre più persone mangiano carne in grandi quantità e ciò ha un impatto non indifferente sull’ambiente (oltre che sulla loro salute), si è pensato più volte di arginare il problema introducendo una tassa sulla carne.

Si tratterebbe, secondo gli esperti, di una “tassa sul peccato” per disincentivare il consumo di questo alimento “pesante” (in molti sensi) al pari ad esempio di quella imposta sul tabacco. Secondo gli analisti della rete degli investitori Farm Animal Investment Risk and Return (Fairr) la cosa sarebbe inevitabile e si presume verrà lanciata tra 5-10 anni. Tanti i motivi per cui questa tassa potrebbe comparire a breve termine. Come ha dichiarato Jeremy Coller, fondatore di Fairr:

"Se i responsabili politici devono coprire il costo reale delle epidemie umane come l'obesità, il diabete e il cancro e le epidemie del bestiame come l'influenza aviaria, affrontando anche le sfide gemelle dei cambiamenti climatici e della resistenza agli antibiotici, allora un passaggio dalle sovvenzioni alla tassazione dell'industria della carne sembra inevitabile"

Ma in quanto consisterebbe la nuova tassa secondo le proiezioni? La prima analisi globale fatta nel 2016 da un team dell'Università di Oxford ha ipotizzato supplementi del 40% sulle carni bovine, del 20% sui prodotti lattiero-caseari e dell'8,5% sul pollo. In questo modo si risparmierebbero mezzo milione di vite all'anno e si ridurrebbero le emissioni di carbonio.

L’eventualità di apporre una tassa sulle carne è già stata discussa in diversi parlamenti, ad esempio in Germania, Svezia e Danimarca (quest’ultima suggeriva una tassa di 2,70 dollari per chilogrammo di carne) mentre in Cina il governo ha tagliato il consumo massimo raccomandato di carne del 45% nel 2016.

Come ha dichiarato Rob Bailey direttore di Chatham House, The Royal Institute of International Affairs:

"È solo questione di tempo prima che l'agricoltura diventi il centro di una seria politica sul clima. Il caso della sanità pubblica probabilmente rafforzerà la risoluzione del governo, come abbiamo visto con il carbone e il diesel. È difficile immaginare un'azione concertata per tassare la carne oggi ma nel corso dei prossimi 10 o 20 anni mi aspetterei di vedere accumularsi tasse sulla carne".

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Le uniche vie di scampo a questa situazione sarebbero la nascita di tecnologie innovative in grado di ridurre drasticamente le emissioni dovute agli allevamenti di bestiame oppure (opzione ancora più promettente) far crescere rapidamente il mondo delle alternative alla carne su base vegetale.

Francesca Biagioli

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