giuggiole-brodo

Andare in brodo di giuggiole” è un modo di dire che forse avrete sentito qualche volta. Non tutti sanno però che il brodo di giuggiole esiste davvero ed è un liquore che si ricava da dei piccoli frutti autunnali oggi un po' “dimenticati”, appunto le giuggiole. Ecco la storia dell'espressione e la ricetta di questo dolcissimo liquore.

Cosa sono le giuggiole

Tra le tante prelibatezze che ci regala l’autunno vi sono anche le giuggiole, frutti che nascono da un albero conosciuto anche come dattero cinese. Assomigliano a mele in miniatura (sono grandi all’incirca come le olive), hanno una buccia di color rossastro-marrone e una polpa gialla. Il loro sapore è dolce ma con un retrogusto acidulo (proprio come alcune specie di mele).

C’è chi raccoglie le giuggiole ancora non completamente mature per mangiarle crude così come sono, chi invece aspetta la completa maturazione che rende la polpa più farinosa e dal gusto più dolce. I frutti essiccati possono essere utilizzati anche a scopi fitoterapici dato che le giuggiole vantano alcune proprietà interessanti sono infatti: antisettiche, depurative, espettoranti, antinfiammatorie, sedative e contribuiscono a tenere a bada il colesterolo.

Le giuggiole si prestano bene a realizzare marmellate, sciroppi e liquori tra cui spicca proprio il famoso brodo di giuggiole. Questi piccoli frutti possono poi essere canditi, oppure conservati snocciolati sotto spirito, spesso accostati al cioccolato con cui il gusto si sposa particolarmente bene.

L’unico problema è che, essendo frutti “dimenticati”, non si trovano facilmente da acquistare. La zona di massima produzione di giuggiole e brodo di giuggiole sono i Colli Euganei e in particolare la cittadina di Arquà Petrarca, in provincia di Padova che realizza ancora in maniera artigianale il famoso liquore a base di giuggiole e ogni anno festeggia con una sagra la raccolta di questi frutti.

giuggiole secche

Brodo di giuggiole: origini

Il nome brodo di giuggiole può confondere le idee e far pensare ad un liquido dal sapore salato, in realtà dietro questa definizione si nasconde un infuso idroalcolico, dunque un liquore dalla gradazione alcolica media e dal gusto dolce che si realizza con giuggiole mature ma anche con altri frutti autunnali.

L’origine di questa bevanda è molto antica, basta pensare che già gli Egizi e i Fenici erano soliti preparare delle infusioni alcooliche a base di giuggiole. Erodoto nelle sue “Storie” parla delle giuggiole paragonandone il sapore dolce a quello del dattero e racconta proprio che da questi piccoli frutti autunnali si può realizzare un liquore da potere inebriante.

Anche presso i Romani l’albero di giuggiole aveva assunto una certa importanza, era simbolo di silenzio e adornava alcuni templi. In campagna era utilizzato anche come portafortuna. Il Medioevo e poi il Rinascimento tramandarono il sapere e gli utilizzi di questi frutti e la realizzazione dei rimedi che da essi si ricavavano tra cui appunto il liquore. Fu soprattutto la famiglia nobile dei Gonzaga, che aveva una resistenza estiva presso il Lago di Garda, a deliziare i propri ospiti con un liquore noto come “brodo di giuggiole” che si gustava insieme a dolci e biscotti o come digestivo a fine pasto. Da lì la bevanda è arrivata fino a noi.

Brodo di giuggiole: ricetta e come si prepara

Ma come si prepara il brodo di giuggiole? Gli ingredienti che occorrono sono:

  • giuggiole mature ed appassite - 1 kg
  • uva - 2 grappoli
  • mele cotogne - 2
  • buccia di limone grattuggiata
  • vino bianco - 2 bicchieri
  • zucchero 1 kg
  • acqua - circa 2 litri

Le giuggiole vanno messe insieme ai chicchi d’uva e allo zucchero in una pentola e ricoperte di acqua. Si fa bollire il tutto mescolando per un’ora circa. A questo punto si aggiungono anche i pezzetti di mele cotogne e vino. Dopo pochi minuti il composto assume una consistenza che tende al gelatinoso, a quel punto il brodo va filtrato e invasato in contenitori sterili.

brodo giuggiole

brodo giuggiole1

Foto: euganeamente.it

In questo video potete vedere un’altra ricetta:

La ricetta originale di Arquà Petrarca prevede che le giuggiole siano raccolte in piena maturazione e si aggiungano insieme gli altri frutti interi (si utilizza anche il melograno) o in succo e lo zucchero. La macerazione inoltre è decisamente più lunga, il tutto va lasciato in infusione per circa 2 mesi prima di poter filtrare il liquido ottenuto. Il risultato finale è un liquore di colore rosso, profumato, dal sapore dolce gradito un po’ a tutti e con gradazione alcoolica media (24% vol).

Il brodo di giuggiole si può gustare a temperatura ambiente o freddo ma anche scaldato a mo’ di punch. Si può preparare anche in versione analcolica per i bambini facendo bollire solo acqua, zucchero e frutta con le scorze di limone.

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Andare in brodo di giuggiole: il modo di dire

Sicuramente vi sarà capitato di sentire dire a qualcuno “vado in brodo di giuggiole” per una determinata cosa o circostanza. Si tratta di una metafora per indicare una grande contentezza, soddisfazione o gioia e fa riferimento al gusto generalmente dolce e gradito a tutti dell'omonimo liquore. Questo detto ha origini molto antiche addirittura viene citato nel primo dizionario della lingua italiana, precisamente nel Vocabolario degli Accademici della Crusca del 1612. L’espressione originaria era di provenienza toscana e recitava “andare in brodo (o broda) di succiole”.

Molto probabilmente il detto si trasformò in “andare in brodo di giuggiole” grazie al fatto che questi frutti successivamente si diffusero molto non solo in cucina ma anche in medicina, le giuggiole essiccate si utilizzavano ad esempio per realizzare decotti utili contro tosse e problemi alle vie respiratorie.

Francesca Biagioli

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