Coca cola: ecco perché non bisogna berla

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La Coca cola rimane la bibita gassata più bevuta al mondo, nonostante sia da anni sotto accusa per i  tanti dolcificanti contenuti e per l’elevata presenza di acido fosforico.

Il marchio è da decenni al centro di azioni di boicottaggio per la violazione dei diritti umani degli operai che lavorano nelle fabbriche colombiane. Da tempo documentiamo tutto questo, consigliando bevande alternative, non zuccherate e meno nocive per la salute.

Nonostante ciò la Coca cola vende circa due miliardi di bottiglie al giorno e distribuisce marchi in duecento Paesi.

Tra i tanti motivi per smettere di bere Coca Cola e in generale bibite gassate ci sono la questione legata a zucchero e dolcificanti che provocano gonfiore e incrementano l'introito giornaliero di calorie, l'impiego di dolcificanti artificiali che potrebbe aumentare il rischio di cancro. Lo stesso zucchero raffinato dovrebbe essere considerato come una vera e propria sostanza nociva per l'organismo.

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E ancora, alterazione della percezione del gusto, la presenza di coloranti artificiali di dubbia provenienza, oltre che ragioni ecologiche ed etiche.

La Coca cola è stata al centro di un botta e risposta social con la trasmissione Report che ha mandato in onda un servizio dal titolo Dio coca cola, un viaggio tra gli stabilimenti americani per scoprire il perché di tanto successo.

Le accuse mosse dalla giornalista Claudia Di Pasquale sono quelle che greenMe.it motiva da anni, ovvero che questa bevanda gassata favorisce l’insorgere del diabete, mostrando cosa succede al corpo dopo appena sessanta minuti dall’assunzione.

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La cosa che più di tutte è balzata all’occhio è il fatto che la giornalista ha portato i campioni di numerose bevande ad un centro analisi: nessun contaminante ma la presenza di titanio.

"Abbiamo cercato i principali contaminanti: pesticidi, IPA, cioè idrocarburi policiclici aromatici, quindi tutti i parenti del benzene, per dirla in parole semplici, e abbiamo ricercato i PCB, quindi policlorobifenili tanto vituperati. Di questi contaminanti non è stato trovato nulla. Tutti i risultati che abbiamo sono al di sotto dei limiti di sensibilità dei nostri strumenti. Dopodiché abbiamo visto quali erano i metalli ancora presenti nelle bibite. È saltato all’occhio il dato del titanio”, dice Daniela Maurizi, segretario Consiglio nazionale dei chimici, durante la puntata.

“Il titanio che non troviamo mai nelle acque, nelle acque minerali eccetera. Non viene neanche ricercato, non è neanche normato. Quello che ci ha colpito, è che fosse presente in tutte le bevande. E quindi deve essere qualcosa assolutamente legato al processo produttivo, legato alle bevande gassate”, aggiunge.

Rimane il mistero del titanio. Come è finito lì dentro? Quello che sappiamo è che l’industria alimentare sta usando sempre di più come additivo il biossido di titanio, l’E171, che viene usato come colorante o anche per depurare le acque.

Alle altre accuse, Coca cola ha risposto tramite Twitter con l’hashtag #NienteDaNascondere, diventato in pochi minuti trend topic. Un’idea ‘rubata’ ad Eni che proprio durante una puntata del programma di Rai3, aveva risposto alla stessa maniera.

Prima obiezione quella di essere troppo dolce. Coca cola risponde che sono stati messi in commercio prodotti a basso contenuto calorico proprio per evitare problemi alla salute dei consumatori.

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Difesa poi sui controlli dell’acqua usata per realizzare il prodotto: “Per ogni L di Coca-Cola usiamo 70L di acqua – da produzione a packaging. Lo conferma The Nature Conservatory”, ha twittato Coca Cola.

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Infine, sulla questione violazione dei diritti dei lavoratori che protestano contro l’azienda, la multinazionale dice:

“Le persone che stanno protestando non sono dipendenti Coca Cola”, ha scritto il colosso, rimandando a un link più dettagliato che spiega come l’agitazione riguardi “soci di una cooperativa ex fornitrice del partner logistico Kuehne & Nagel”.

Tutte risposte che hanno diviso il popolo del web tra sostenitori e contrari all’assunzione della Coca cola. Secondo noi, le motivazioni per rinunciare a berla sono più che valide. E se ne è rimasta qualche scorta potete sfruttarla per mettere in pratica alcuni dei suoi possibili impieghi alternativi.

Dominella Trunfio