sashimi

Il sashimi è un piatto tipico della cucina giapponese a base di pesce fresco, principalmente crudo, servito con salsa di soia e altri ingredienti. Un alimento che negli ultimi anni è diventato molto popolare e apprezzato anche in Occidente, ma cosa si nasconde davvero dietro la sua produzione?

A svelare il reale “prezzo” in termini ambientali e di diritti umani del sashimi è Greenpeace che ricorda come una volta su tre il pesce che si utilizza nel mondo per realizzare il piatto proviene da pescherecci di Taiwan dove lo sfruttamento è all’ordine del giorno.

Per rendere quanto più proficuo possibile il commercio, l’industria della pesca di Taiwan non si fa scrupoli nei confronti dell’ambiente e neppure tiene conto dei diritti umani. Un'indagine durata un anno e pubblicata da Greenpeace Asia orientale ha dipinto una situazione terrificante di ciò che accade quando ad un settore è dato libero sfogo senza i necessari controlli.  Taiwan possiede il maggior numero di tonniere ed è la sesta realtà ittica del Pacifico.  Questo tonno finisce 1 volta su 3 nel sashimi di tutto il mondo. E si tratta di un'industria intimamente legata alla schiavitù dei lavoratori e allo shark finning.

cattura tonnoPhoto Credit

Ecco 3 cose da sapere se mangiate sashimi:

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1) Shark finning – spinnamento degli squali

Il sashimi e lo shark finning sono direttamenti collegati. Gli squali catturati costituiscono il 25% delle catture nella pesca del tonno con palangari, e ben il 50% delle catture in altri tipi di pesca. Lo shark finning è la pratica illegale (anche a Taiwan dal 2012) che consiste nel tagliare le pinne ad uno squalo vivo che poi viene ributtato in mare a morire tra atroci sofferenze. Tutto questo per gustare una zuppa considerata prelibata il cui ingrediente principale sono appunto le pinne di squalo.

Leggi anche: frecciaLA ZUPPA INSOSTENIBILE ALLE PINNE DI SQUALO

Sono circa 100 milioni gli squali uccisi ogni anno. Questi animali vengono catturati quasi ogni volta che un palangaro (attrezzo per pescare) è posizionato con lo scopo in realtà di pescare tonni. La recente indagine di Greenpeace Asia orientale ha trovato almeno 16 casi illegali di finning a Taiwan in un periodo di soli tre mesi. Possiamo solo immaginare la portata della pratica se si considera l’intera flotta di pesca del tonno.

Purtroppo tutto questo accade con il tacito assenso delle autorità di Taiwan, dato che nonostante le segnalazioni di Greenpeace che hanno riguardato in particolare una nave, questa ha continuato tranquillamente a violare la legge.

2) Violazioni dei diritti umani

Gli abusi di tipo ambientale spesso portano con sé anche violazioni dei diritti umani, ed è proprio questo uno dei tanti casi. Ci sono circa 160.000 lavoratori migranti a bordo delle navi di Taiwan che ogni giorno pescano e trasportano tonno nel Pacifico del Sud. L’industria del pesce, secondo Greenpeace, alimenta un vero e proprio traffico di esseri umani indebitati e costretti a lavorare come schiavi. Si sono registrate addirittura sparatorie in mare e il quadro che emerge tra violazione dei diritti umani e pesca illegale è quello di una situazione su cui si ha urgenza assoluta di intervenire.

3) Sfruttamento

Le interviste fatte a decine di lavoratori stranieri su barche da pesca di Taiwan rivelano una quotidianità fatta di sfruttamento, bullismo e violenza. I pescatori sono sottoposti a condizioni di lavoro terribili, vengono sfruttati dagli agenti che li reclutano, pagati in ritardo, sono sottoposti a seri abusi fisici e mentali e spesso trovano la morte in mare.

La situazione della pesca a Taiwan è ben nota a tal punto che 6 mesi fa l’Ue ha dato un avvertimento di sanzioni commerciali a Taiwan per i suoi comportamenti in mare, il governo locale sembra che abbia iniziato a muoversi nella giusta direzione, proponendo la modifica di alcune vecchie leggi e la creazione di nuove che possano arginare la situazione di sfruttamento ambientale e umano.

Il problema però rimane tale: nessuno controlla, la polizia di Taiwan sembra fare orecchie da mercante e l’illegalità continua indisturbata.

COSA POSSIAMO FARE?

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Non mangiare sashimi e non acquistare pesce è senza dubbio la soluzione migliore, provate ad esempio a preparare in casa del sushi veg, QUI 10 gustose ricette che potete sperimentare.

Chi non se la sente di fare una scelta così drastica, può però sempre rivendicare nei sushi bar, nei supermercati, pescherie e negozi la provenienza del tonno e degli altri pesci. Inoltre Greenpeace ha lanciato una petizione per chiedere che Thai Union, la più grande catena di fornitura di aziende che commercializza in tutto il mondo il tonno insostenibile di cui vi abbiamo parlato, “pulisca” le sue catene di approvvigionamento. Potete firmarla QUI.

Greenpeace ha stilato anche una classifica in cui valuta la sostenibilità del tonno in scatola venduto nei diversi paesi. Questa la situazione in Italia:

TONNO IN SCATOLA: ECCO IL MIGLIORE, SECONDO LA NUOVA CLASSIFICA ROMPISCATOLE

Francesca Biagioli

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