carni dopate

Questa settimana parte Expo, esattamente il primo maggio. "Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita" è il tema al centro della manifestazione. Ma noi conosciamo davvero quello che mangiamo?

A giudicare dalla nuova rubrica di Report, dedicata proprio al cibo e curata da Sabrina Giannini, la risposta è decisamente no. Soprattutto se si parla di carne. Sapevate che quella che arriva sulle tavole degli Italiani può essere dopata?

Senza due inchieste della magistratura di Cuneo, infatti, oggi le carni dopate di migliaia di vitelli sarebbero finita nei piatti dei consumatori del nostro Paese. Tutti, dai grossisti ai macellatori, sapevano dell'utilizzo delle siringhe agli anabolizzanti. Ma, spiega Report, per scoperchiare il sistema è stata necessaria un'indagine degna dell'antimafia, con intercettazioni e pedinamenti. E questo perché i controlli non avevano rilevato nessuna anomalia.

Il servizio racconta cosa si nasconde dentro quelle stalle: dall'uso sistematico dei farmaci (lecito), all'incapacità del sistema di controllo, europeo e quindi italiano, a scovare i trattamenti illeciti. Perché purtroppo a due grandi allevatori italiani di vitelli è bastato corrompere un veterinario della Asl per fare più soldi illegalmente, sulla pelle degli ignari consumatori, oltre che degli animali.

È la prima volta che si scopre che anche un veterinario del servizio sanitario nazionale, colui deputato ai controlli, risulti così invischiato. L'uomo ha confessato di essere un complice da 5 anni. In questo periodo l'azienda, continua Report, ha fatturato oltre 65 milioni di euro, guadagni gonfiati come la massa muscolare dei vitelli.

"I magistrati hanno confiscato all'allevatore 468 mila euro come equivalente del profitto del reato. Di più non si poteva: nessuna analisi di salubrità era possibile sulle tonnellate di carne già digerite. Gli imprenditori della carne non si sporcavano neppure le scarpe. Le loro 50 stalle erano gestite da altri, pagati a contratto", spiega Sabrina Giannini.

Sempre in provincia di Cuneo, a Saluzzo, con una pistola automatica un altro allevatore iniettava un liquido. La Procura di Cuneo ha accertato che era il 17 beta-estradiolo, uno steroide sessuale cancerogeno. Dal video si vede che l'allevatore segna con un gesso il mantello degli animali del primo box, ai quali non ha iniettato la sostanza proibita. Soltanto lui può dire a chi fosse destinato quel messaggio.

"Inchieste come quella di Report sull'uso di farmaci anabolizzanti su vitelli "da carne" mostrano quanto CIWF sostiene da sempre: l'insostenibilità di un sistema, quello intensivo, basato sulla logica del profitto a scapito di tutto il resto- salute dei consumatori, benessere degli animali e tutela dell'ambiente" - dichiara Annamaria Pisapia, Direttore di CIWF Italia Onlus: Un sistema in cui si può facilmente inserire anche la logica dell'illecito, come si è visto. Se, per tutelare la salute dei cittadini, il primo passo è di certo quello dell'adozione di metodi veramente efficaci per il controllo delle sostanze illegali, resta che è il sistema in sé che va cambiato. Solo animali allevati estensivamente, nel rispetto del loro benessere, potranno garantire prodotti più sani e sicuri per tutti".

Tutti, macellatori, grossisti e altri allevatori, conoscevano questo sistema. Ma non i consumatori. Tanto la scritta sull'etichetta è sempre "vitello". D'altronde, cosa ci possiamo aspettare in un epoca in cui tra gli sponsor del Expo troviamo Mac Donald's e Coca Cola tra gli altri?

Roberta Ragni

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