etichette_prodotti_itticiSaper leggere le etichette, ve lo abbiamo già detto, è cosa fondamentale per riuscire a districarsi nella marea di scritte e simboli che invade i supermercati e imparare a consumare in modo critico e intelligente. Ma cosa succede quando l'etichettatura non è univoca e per certificare la genuinità di un prodotto si possono utilizzare marchi diversi? È ciò che accade nel settore ittico, dove i sistemi di certificazione di un pescato bio sono numerosi e non tutti propriamente adeguati.

 

Se infatti è vero che i nostri mari soffrono sempre più l'inquinamento e i cambiamenti climatici, appare allora ovvio come pesca e acquacoltura responsabili possano offrire un valido aiuto per resistere a questi disastri.

Ed è proprio per questo che WWF ha cercato di fare un po' di chiarezza commissionando ad un consulente indipendente, Accenture (Accenture Development Partnerships - ADP), uno studio sui sistemi di certificazione dei prodotti ittici. Sette eco-etichette (MSC, Naturland, Friend of the Sea, Krav, AIDCP, Mel-Japan e Southern Rocklobster) sono state confrontate tra loro sulla base delle linee guida del 2005 della FAO, degli standard sviluppati dall'International Social Environmental Accreditation and Labelling Alliance (ISEAL) e dei criteri WWF per una pesca gestita in maniera ecosistemica, e quindi sostenibile.

Le maggiori differenze sono state riscontrate nella trasparenza, nella disponibilità di informazioni e nella struttura e accuratezza degli schemi. A superare il banco di prova è stato il Marine Stewardship Council (MSC), con un punteggio superiore al 95 per cento di conformità rispetto ai criteri utilizzati.

MSC, nata nel 1997 grazie ad un accordo tra WWF e Unilever, è oggi un'organizzazione indipendente con standard che garantiscono una pesca ecologica e attenta alla biodiversità marina; l'etichetta MSC garantisce ad esempio che venga pescata unicamente una quantità di pesce proporzionale alla capacità di riprodursi della specie.

Anche MSC, tuttavia, non tiene in considerazione alcuni parametri giudicati necessari: non ci resta dunque che attendere che vengano apportate le migliorie necessarie o che venga creato un sistema di certificazione univoco e rigoroso che permetta a noi consumatori di acquistare pesce buono, possibilmente locale e giusto anche per i nostri mari, fiumi e laghi.

Eleonora Cresci


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