Sapevate che alcune proprietà del Grano khorasan KAMUT® sono state testate sui topi? Se ormai sempre più persone hanno appreso che non si tratta di una varietà di grano ma di un marchio registrato, forse non tutti sono a conoscenza del fatto che quello che viene presentato come un ottimo alleato contro lo stress ossidativo con valori nutrizionali migliori del grano è un prodotto oggetto di 3 studi sull'alimentazione animale fatti su cavie da laboratorio.

A dirlo è anche la sezione 'Ricerca' (studi su esseri viventi) del sito kamut.com, dedicato al grano khorasan, di cui la società Kamut International ltd ha il totale monopolio. Per esempio, la terza fase del progetto di ricerca, "Role of Kamut® brand khorasan wheat in the counteraction of non-celiac wheat sensitivity and oxidative damage" (Il ruolo della farina di grano khorasan KAMUT® come neutralizzatore della sensibilità al grano in soggetti non celiaci e dei danni ossidativi), pubblicato sulla rivista scientifica Food Research International, ha coinvolto due gruppi di ratti da sperimentazione per circa sette settimane.

Agli animali sono stati somministrati due differenti tipologie di dieta: una a base di pasta di grano KAMUT® e una a base di pasta di grano duro, si legge in un comunicato dell'azienda.

Si tratta dello studio sui diversi effetti di una dieta a base di pasta di grano khorasan KAMUT® comparata a quella di grano duro, condotto dalla Dott.ssa Alessandra Bordoni del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell'Università di Bologna. L'obiettivo è stato quello di esplicitare le differenze in termini infiammatori e di stress ossidativo nel sangue (dei topi) delle due differenti tipologie di grano.

Dalla prima fase dello studio è emerso che i ratti che seguivano l'alimentazione a base di grano khorasan KAMUT® presentavano un incremento nelle capacità antiossidanti. Dopo questo periodo di trattamento dietetico, i ratti di ciascun gruppo sono stati divisi, in maniera del tutto casuale, in sottogruppi ai quali è stata somministrata una dose di 10 mg/kg b.w. DOX (doxorubicina), una potente medicina utilizzata come antitumorale, che produce numerosi radicali liberi e provoca un'infiammazione dei tessuti.

Solo al gruppo di controllo, invece, è stata somministrata una simile quantità di cloruro di sodio (0,9%) in una soluzione di acqua distillata. Dopo 48 ore, di cui 12 di digiuno, sono stati esaminati gli organi vitali e i tessuti dei ratti per scoprire se fossero presenti degli accenni di infiammazione e se si fosse innescata una protezione antiossidante.

Le evidenze avrebbero dimostrato che le due qualità di pasta fornivano la stessa quantità di energia, grassi e fibre, ma vi era una quantità più elevata di proteine all'interno degli organismi che si erano nutriti di pasta a base di grano khorasan KAMUT®. Inoltre, i ratti che erano stati alimentati con la pasta al grano khorasan KAMUT® presentavano cellule e tessuti normali, mentre quelli che avevano consumato pasta di grano duro presentavano infiammazioni in diversi tessuti e organi. Anche il gruppo di controllo, al quale non era stato somministrato il trattamento DOX, presentava infiammazioni.

Peccato che, come fa notare la Lav, il sistema digestivo di un ratto, chiaramente, è differente da quello dell'uomo. Per capirlo, dice l'associazione, basterebbe considerare, tra i mille parametri analizzabili, che il ratto vive nelle fogne e ha una flora batterica molto complessa e diversa dalla nostra (proprio sull'importanza della composizione specifica della flora batterica intestinale umana si stanno facendo numerose scoperte ed è altresì noto come forme streptobacillari siano innocue per questi roditori e scatenino infezione nell'uomo). I ratti, peraltro, non soffrono certo di celiachia.

"Anziché sperperare fondi e lavoro per studi su modelli animali, le ricerche dovrebbero concentrarsi su concrete e attendibili investigazioni epidemiologiche, e fornire informazioni sulla prevenzione nello sviluppo di forme di intolleranze al glutine: il khorasan è un frumento noto e diffuso tra la nostra specie almeno dal 300 A.C., per cui qualche dato sulla sua tollerabilità dovremmo averlo", commenta la Lav, annunciando una denuncia nei confronti di chi ha eseguito e di chi ha autorizzato gli esperimenti.

Inoltre, già da decenni numerose persone l'hanno inserito nella loro dieta: non era forse più semplice, pratico e utile studiare la reazione immunitaria e la capacità antiossidante nelle popolazioni che naturalmente lo consumano da anni?

Per fortuna non c'è solo il KAMUT. In Italia abbiamo tante varietà antiche da riscoprire. Ecco un motivo in più per cui vale la pena farlo.

Roberta Ragni

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