Barrette energetiche

Mangiare grilli è più sostenibile. Sulla scia degli appelli della Fao a mangiare insetti per combattere la fame nel mondo, l'ambientalista Pat Crowley ha fondato una società che produce barrette energetiche con un ingrediente insolito, ma "sostenibile": i grilli. Perché delle barrette? Per trovare un modo per affrontare il grande ostacolo culturale in Europa occidentale e negli Stati Uniti prodotto a base di insetti, ovvero l'aspetto psicologico, assicura Croweley.

L'azienda in questione si chiama Chapul, nome azteco dei grilli, e realizza barrette proteiche a base di grillo in tre diversi sapori: Chaco, con cioccolato e noci, Thai, che incorpora cocco, zenzero e lime, e Aztec, con cacao, caffè e pepe di Caienna. Ogni sapore è ispirato da una cultura in cui gli insetti hanno storicamente fatto parte di una dieta sana. E a leggere i commenti in rete i prodotti sarebbero anche deliziosi, oltre a fornire proteine da una delle più incredibili creature del pianeta trasformate in farina secondo le tecniche autoctone utilizzate per secoli nel sud-ovest americano e in Messico.

Chapul, che sottolinea di donare il 10% di tutti i suoi profitti a progetti di conservazione dell'acqua nelle regioni più aride del pianeta, consiglia di "imparare dai nostri antenati, scegliere una dieta sostenibile e rendere il mondo un posto migliore. Semplice, ma rivoluzionario", scrive l'azienda, che ha venduto 6.000 barrette il mese scorso. "Ho voluto creare un prodotto da mangiare per il proprio sostentamento, e le barrette vengono già consumate proprio da quella parte della popolazione che ho pensato sarebbe potuta essere una delle più ricettive: le persone in movimento, che hanno una mentalità aperta e sono generalmente più consapevoli dell'ambiente", conclude Croweley.

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Chissà cosa ne penseranno i grilli. Soprattutto quelli trasformati in cibo per le barrette Chapul, che probengono da grandi aziende agricole di grilli per l'industria alimentare, che iniziano ora a essere allevati per il consumo umano, per cui si rende necessario ottimizzare le pratiche di allevamento al fine di soddisfare gli standard di codici sanitari per i prodotti alimentari.

Roberta Ragni

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