cinghiali

Ancora cinghiali radioattivi in Piemonte. Dopo i 27 esemplari trovati positivi alla contaminazione da cesio 137 in Val Sesia, un nuovo allarme viene dalla Val d'Ossola, dove dalle analisi effettuate dall'Istituto zooprofilattico di Torino su 10 capi abbattuti presentavano una concentrazione superiore al consentito, allargando quindi la zona interessata dal fenomeno.

Il perché del fenomeno non è stato ancora spiegato con certezza. Secondo gli esperti, però, si potrebbe trattare della conseguenza della tragedia di Chernobyl. Proprio a pochi giorni dal triste 27esimo anniversario dell'incidente nucleare che il 26 aprile del 1986 sconvolse il mondo, il caso dei cinghiali radioattivi, che potrebbe essere collegato proprio alla forte contaminazione radioattiva di quei giorni, torna così a scuotere le coscienze sui rischi del nucleare.

"Il Cesio 137, l'isotopo fuoriuscito dal reattore esploso dall'incidente di Chernobyl e caduto sui territori italiani, è ancora presente in molti terreni e può concentrarsi in alcune specie vegetali e animali, come funghi e selvaggina", spiega Stefano Ciafani vice-presidente nazionale di Legambiente. Dello stesso avviso anche Fabio Dovana, presidente Legambiente Piemonte: "la radioattività artificiale immessa nell'ambiente da esplosioni nucleari in atmosfera e poi dall'incidente di Chernobyl, si trova ancora in quantità apprezzabili in tutti i suoli del Piemonte. La distribuzione territoriale nei suoli della radioattività artificiale è stata influenzata dalle precipitazioni: ciò vale in particolare per la radioattività dispersa a seguito dell'incidente di Chernobyl che, in Piemonte, costituisce più del 90% della radioattività artificiale presente nell'ambiente".

COSA FARE. In attesa che gli organi preposti facciano chiarezza sui cinghiali radioattivi, è importante per i cittadini evitare di mangiare i prodotti che sono contaminati dalla radioattività, mntre chi di dovere dovrebbe estendere le analisi ad altri animali selvatici. La Coldiretti lo aveva chiesto già riguardo ai casi della Val Sesia, sottolineando che il disastro nucleare di Fukushima in Giappone ha aumentato al sensibilità a livello nazionale, dove per un italiano su quattro (24%) la contaminazione dell'ambiente è il pericolo più temuto. Anche più degli effetti della crisi economica (20%), delle paure per la salute che derivano dal consumo dei cibi (17%) e del rischio di un incidente automobilistico (11%).

Roberta Ragni

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