Parmigiano e Grana Padano Dop, la grande frode: 27 indagati per sostanze cancerogene e tossiche

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Nuovo scandalo per il parmigiano reggiano Dop e il Grana Padano Dop. Il latte per la produzione di formaggio conteneva residui di antibiotici, aflatossine. Ma non solo. Nella panna è stata trovata soda (idrossido di Sodio). Per questo ben 27 persone sono indagate nell’inchiesta sul formaggio contraffatto.

Spiega il Resto del Carlino che a muovere le accuse è stato il sostituto procuratore Maria Rita Pantani. Iscritti sul registro degli indagati gli ex vertici del principale esportatore italiano di Parmigiano Reggiano, la Nuova Castelli spa con sede a Reggio Emilia, ma anche dipendenti, casari e perfino quelli che all’epoca dei fatti erano i due rappresentanti dei consorzi di tutela del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano.

Le accuse sono di varia entità: si va dalla frode nell’esercizio del commercio alla contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti, adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari, commercio di sostanze alimentari nocive, falsa perizia, falsità materiale e in scrittura privata, abuso d’ufficio e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale.

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Le accuse del Pubblico Ministero sono pesantissime:

“Fraudolenta produzione e commercializzazione, nonché contraffazione di ingenti quantitativi di formaggio Parmigiano Reggiano Dop, mediante la miscelazione con prodotti similari, appositamente creati utilizzando le specifiche di caseificazione adottate per il prodotto originale. Utilizzo di fermenti lattici anche in numero superiore a quello consentito nella produzione di Grana Padano Dop e vietati nella produzione del formaggio Parmigiano Reggiano Dop, nonché utilizzo di latte con residui di antibiotici e presenza superiore ai limiti di aflatossine (altamente tossiche e ritenute essere tra le sostanze più cancerogene esistenti)”. Ottenimento della certificazione Dop ‘Grana padano’ per ingenti quantitativi di formaggio risultati sprovvisti dei requisiti previsti dal disciplinare di produzione (forme gonfie, orlate o vuote alla cosiddetta battitura ‘a martello’), procedendo comunque nella illegittima marchiatura a fuoco al fine di trarre un ingiusto profitto dalla lavorazione di dette forme e dalla successiva commercializzazione come grattugiato o porzionato”.

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Quella venuta alla luce però è solo la punta di un iceberg. Purtroppo è sempre più frequente l’uso eccessivo di antibiotici per le mucche da latte. Va inoltre considerato che prodotti marchiati Dop o Igp non sono necessariamente sinonimo di benessere per gli animali o di sicurezza per i consumatori.

“Negli allevamenti gli animali vengono considerati macchine da produzione e spremuti al massimo: gli antibiotici sono un modo per farli resistere in queste condizioni di estremo disagio e dolore” sottolinea EssereAnimali.

Intanto, spiega Il resto del Carlino, il 14 aprile prossimo vi sarà l’udienza davanti al Tribunale della Libertà per il ricorso presentato dalla pm Pantani, sulle misure cautelari rigettate che la Procura di Reggio Emilia aveva chiesto nei confronti di circa 20 indagati. L’azienda Nuova Castelli non è indagata. I due consorzi si dichiarano parte lesa.

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Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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