Cavalli da corsa scartati e farmaci vietati in Europa, ecco cosa si cela dietro la carne equina che importiamo

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Carne di cavallo australiana immessa sul mercato europeo e italiano senza controlli sui farmaci e con gravi maltrattamenti agli animali. è quanto denuncia una nuova investigazione shock condotta dalle associazioni Animal Welfare Foundation (AWF), IHP Italian Horse Protection, GAIA, Dier&Recht, Welfarm, Eurogroup, Coalition for the protection of racehorses.

L’Unione Europea importa dall’Australia carne di cavalli che per oltre il 50% provengono dall’ippica. Si tratta di cavalli “scartati”, divenuti ormai un peso che deve essere eliminato dalla filiera. Solo che in Australia la loro carne non viene mangiata per cui viene esportata quasi totalmente in Europa. Il Belgio è il principale importatore e distribuisce la carne in altri Paesi, compresa l’Italia.

Nelle carni farmaci vietati in Europa

Ciò può provocare gravi rischi di contaminazione della carne: i farmaci somministrati agli animali finiscono sulle tavole di chi acquista la carne. Medicine più che vietate in Europa per gli animali destinati alla macellazione. Ma in Australia la carne di cavallo non viene consumata e non esiste anagrafe né tracciabilità.

Così i cavalli che arrivano dai mattatoi australiani non hanno passaporto né microchip, ma una specie di collare e una targhetta. Basta una semplice dichiarazione del proprietario che l’animale non abbia assunto farmaci vietati, senza alcun controllo.

“In Europa, l’emissione di un passaporto e l’inoculazione di un microchip, nonché la compilazione di una cartella clinica in cui vengono raccolti tutti i dati relativi alla storia clinica del cavallo, sono la prassi. Tuttavia in Australia, dove i cavalli non vengono allevati per il consumo umano, i proprietari non sono obbligati a fornire l’elenco dei farmaci veterinari somministrati. Per poter esportare carne di cavallo verso l’Unione Europa, l’Australia ha stabilito delle regole secondo le quali ogni cavallo deve essere identificabile tramite un collare numerato al momento dell’acquisto per la macellazione. Il numero del collare deve consentire di risalire alla dichiarazione del venditore del cavallo, ovvero una dichiarazione giurata in cui il proprietario riporta i trattamenti medici effettuati negli ultimi sei mesi”.

Le terribili torture nei mattatoi australiani

Ma al di là dell’aspetto legato alla salute umana, sono state portate alla luce anche le terribili violenze e torture subite dai cavalli fuori e dentro il mattatoio.

Numerose indagini condotte nel corso dei due anni (alcune sotto copertura e con telecamere nascoste) insieme ai sopralluoghi da parte di ispettori comunitari e relazioni ufficiali delle Autorità australiane, hanno scoperto una realtà inquetante.

Attraverso le telecamere nascoste è stato visto cosa accade all’interno dei mattatoi australiani e un particolare a Meramist dove per 22 giorni scelti a caso dal 2017 al 2019 sono state documentate le attività di macellazione. Gli animali subiscono scosse elettriche nei genitali o nell’ano. Anche quando cadono a terra continuano a essere torturati con scosse elettriche o trascinati con verricelli. Molti non vengono storditi “correttamente” e quando vengono appesi per il dissanguamento sono ancora vivi.

“Si vedono operai che picchiano e prendono a calci i cavalli, sbattono i cancelli e urlano contro gli animali, e usano pungoli elettrici per farli spostare. Le scariche elettriche vengono inferte anche ai genitali. Gli animali subiscono enormi sofferenze, stress e dolore prima di essere uccisi” denunciano le associazioni che hanno condotto l’investigazione.

Stop all’importazione di carne equina

Per porre fine alle torture dei cavalli, alle violazioni del benessere animale tenendo anche conto della mancanza di tracciabilità e dei sistemi di macellazione non conformi agli standard Ue, le associazioni hanno rivolto un appello alla Commissione Europea chiedendo di bloccare l’importazione di carne equina dall’Australia, come già avvenuto in passato per Messico e Brasile.

“IHP, da sempre contraria alla macellazione dei cavalli, è partner italiana della coalizione che sostiene la campagna Horse Meat” – dichiara Sonny Richichi, Presidente IHP -. “Il grande lavoro investigativo di AWF-TSB in collaborazione con attivisti locali ha portato alla luce una realtà scioccante che tutti i cittadini devono conoscere. La totale mancanza di controlli e di regole determina ripetuti gravi maltrattamenti e torture agli animali e elevati rischi per la salute umana, visto che quella carne potrebbe essere contaminata da farmaci molto pericolosi usati normalmente sui cavalli da corsa. Quest’indagine svela con chiarezza la connessione tra lo sfruttamento dei cavalli nell’ippica e il vergognoso sistema di eliminazione di quelli che non sono più performanti e produttivi di guadagni”, conclude Richichi.

Qui i video dell’investigazione.

ATTENZIONE, IMMAGINI FORTI.

La vita di un cavallo da corsa purtroppo è breve e si riduce a nascita, selezioni, addestramenti, corse e morte prematura. Quando un cavallo non produce più alcun reddito, le probabilità che venga scartato, inviato al macello e sostituito con un altro sono alte. Alcuni dei cavalli ripresi a Meramist erano molto giovani, non arrivavano ai 3 anni.

Ma la loro breve vita è stata interrotta in nome del profitto.

Fonti di riferimento: IHP

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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