Tonno rosso ‘fuori quota’: a Palermo centinaia di intossicati

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Oltre 200 persone intossicate a Palermo, per colpa di una partita di tonno rosso venduta a prezzi bassissimi nelle pescherie della città e della provincia. Nel giro degli ultimi 5 giorni, oltre un centinaio di persone sono state ricoverate negli ospedali di Palermo e dintorni, colpite dalla cosiddetta “Sindrome da sgombroide”.

I sintomi, comuni a tutti i pazienti, sono soprattutto difficoltà respiratorie, tachicardia, nausea e gravi irritazioni cutanee simili a ustioni. Tra gli intossicati, vi sarebbero anche 15 bambini. La Polizia ha subito aperto un’inchiesta, interrogando anche le famiglie degli intossicati per stabilire in quali pescherie fosse stato acquistato il tonno che ha provocato questa intossicazione di massa.

Nei giorni scorsi, i militari del centro di Controllo Area Pesca della Direzione Marittima di Palermo hanno sequestrato circa 750 chili di tonno destinato alla vendita. E nella cittadina di Porticello, alle porte del capoluogo siciliano, la Guarda Costiera ha sequestrato altri tre esemplari di tonno rosso dal peso complessivo di circa 400 chili, considerati non idonei al consumo alimentare.

Non si tratta però di un problema solo palermitano. Anche ad Acireale, in provincia di Catania sono state sequestrate circa 14 tonnellate di tonno rosso dalla Guardia costiera perché catturato “fuori quota“. Si tratta di thunnus thynnus, una specie tutelata dall’Ue.

Secondo i medici, la causa del malessere è legata alla cattiva conservazione del pesce, che genera una grossa quantità di istamina. Quest’ultima, in dosi elevate, provoca un vero e proprio avvelenamento. Ma secondo gli esperti, potrebbe essere stata anche la presenza di larve di anisakis a mettere a rischio la salute umana, provocando una reazione allergica ai prodotti chimici liberati dalle larve nei pesci ospiti.

La sindrome da sgombroide è una delle più frequenti intossicazioni da prodotti itticiha detto a Repubblica il Dottor Gaspare Biundo esperto che su questo tipo di avvelenamento alimentare ha anche condotto uno studio – Tra le cause, il trattamento inappropriato del pesce durante la sua conservazione, quando cioè, durante l’innesco di processi di degradazione, si producono quantità importanti di istamina: una sostanza tossica rilevata nel pesce in decomposizione“.

Come fare per riconoscere il tonno buono da quello “avvelenato”? Secondo i pescatori palermitani occorre fare attenzione al prezzo, che è attorno ai 20 euro, diffidando dal tonno venduto a 5 euro. Va anche tenuta d’occhio la modalità di conservazione del pesce, che deve esser tenuto nelle celle frigorifere, mai esposto nei banconi dove è soggetto al caldo.

Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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