La pizza Margherita compie 131 anni, ma le vendite sono dimezzate a causa del coronavirus

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Il lungo periodo di lockdown e le chiusure forzate non hanno giovato nemmeno a sua maestà la pizza Margherita che, dopo 131 primavere, rischia il collasso. In pericolo, causa il coronavirus, è il futuro di ben 63mila pizzerie e quello di circa 200mila addetti. Un settore, insomma, che pure ora conta i danni della terribile pandemia.

A lanciare l’allarme è Coldiretti che in un’analisi ricorda come il fatturato della pizza nel mondo abbia superato di gran lunga i 100 miliardi di euro, confermandosi una pietra miliare del Made in Italy e un simbolo del successo della dieta mediterranea nel mondo, tanto che l’Unesco ha proclamato l’arte dei pizzaioli patrimonio immateriale dell’umanità.

Era il giugno del 1889 quando in una lettera il capo dei servizi di tavola della Real Casa Camillo Galli convocava al Palazzo di Capodimonte il cuoco Raffaele Esposito della pizzeria Brandi perché preparasse per Sua Maestà la Regina Margherita le sue famose pizze.

Da lì ai piatti più noti (e più buoni) al mondo di solo pomodoro, mozzarella e basilico il passo è stato breve. Da allora, ricorda Coldiretti, la storia della pizza e dalla pizza Margherita in particolare è stato solo un crescendo.

Nel periodo pre-Covid 19 solo in Italia si sfornavano circa 8 milioni di pizze […] – dicono da Coldiretti. La chiusura forzata dei locali ha avuto dunque un impatto devastante non solo sulle imprese e sull’occupazione ma anche sull’intero sistema agroalimentare che ha visto chiudere un importante sbocco di mercato per la fornitura dei prodotti. Durante il lockdown dovuto all’emergenza gli italiani non hanno comunque voluto rinunciare alla Margherita provando a farla in casa con il raddoppio delle vendite di preparati per pizze (+101%) nei supermercati”.

Con le prime riaperture in molti sono invece ricorsi prima alla consegna a domicilio e poi all’asporto pur di non farsi mancare il piatto simbolo del Made in Italy, anche se la ripartenza per i locali resta comunque difficile a causa di una diffusa diffidenza da parte di chi ha ancora paura, della chiusura di molti uffici con lo smart working e dell’assenza totale dei turisti stranieri, da sempre tra i più accaniti consumatori di pizza.

Basti pensare che gli americani – conclude la Coldiretti – ne sono i maggiori consumatori con 13 chili a testa mentre gli italiani guidano la classifica in Europa con 7,6 chili all’anno, e staccano spagnoli (4,3), francesi e tedeschi (4,2), britannici (4), belgi (3,8), portoghesi (3,6) e austriaci che, con 3,3 chili di pizza pro capite annui, chiudono la classifica”.

Che dire, non ci resta che aspettare. Dopo più di un secolo di vita, nulla potrà scalfire la bontà unica della pizza. Tornerà, sicuro, più buona di prima!

Fonte: Coldiretti

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Giornalista pubblicista, classe 1977, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing e correzione di bozze. Direttore di Wellme.it per tre anni, scrive per Greenme.it da dieci. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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