Non solo glifosato, i 13 pesticidi che ci stanno avvelenando ogni giorno

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Che sulla nostra tavola, attraverso il cibo che mangiamo, arrivino diversi pesticidi è cosa ormai tristemente nota. Ma di quali pesticidi si tratta? Non certo solo glifosato. A fotografare la situazione è il nuovo report di Legambente, Stop Pesticidi.

Al di là dell’ormai famoso glifosato, erbicida di cui tanto si discute e le cui tracce sono state trovate (sia pur ben al di sotto dei limiti di legge) anche negli spaghetti, ci sono tanti altri pesticidi potenzialmente pericolosi che ingeriamo consumando ad esempio frutta e verdura.

Ma vi siete mai chiesti quali siano i più diffusi negli alimenti in Italia? A rispondere è Legambiente che nel suo nuovo dossier ci fa sapere che in prevalenza si tratta di fungicidi e insetticidi.

In ordine decrescente si tratta delle seguenti 13 sostanze attive:

  • Boscalid
  • Dimethomorph
  • Fludioxonil
  • Acetamiprid
  • Pyraclostrobin
  • Tebuconazole
  • Azoxystrobin
  • Metalaxyl
  • Methoxyfenozide
  • Chlorpyrifos
  • Imidacloprid
  • Pirimiphos-methyl
  • Metrafenone

Per quanto riguarda il glifosato, sul report si legge:

“Anche se non si annovera tra le sostanze attive maggiormente rinvenute negli alimenti, il Glyphosate è stato riscontrato in una buona parte dei campioni analizzati, dove è stato individuato nel 4% dei campioni di cereali e nel 6% dei campioni di cereali trasformati sotto esame”

Il dossier fa riferimento ai risultati dell‘analisi effettuata su 5.835 campioni di alimenti di origine vegetale, distinti in frutta, verdura, trasformati e altre matrici.

Fortunatamente, i campioni irregolari erano una percentuale abbastanza bassa (1,2% del totale) ma anche gli alimenti regolari presentavano comunque la presenza di uno o più residui nel 46,8% del totale.

Come si legge nel dossier:

“Nonostante la presenza totale di campioni non autorizzati sia bassa, sono state osservate irregolarità in tutte le categorie considerate. La principale causa è da attribuire al superamento del limite massimo di residuo (60%), ma non mancano casi nei quali è stato utilizzato un prodotto non autorizzato per la coltura (19%), o che siano state rilevate entrambe le motivazioni (21%)”

E poi prosegue:

“Le sostanze attive che più hanno determinato l’irregolarità sono l’organofosforico Chlorpyrifos (11% dei casi) e il neonicotinoide Acetamiprid (8% dei casi), che hanno presentato quantità superiori a quelle consentite per legge. Non mancano poi illeciti dovuti ad un utilizzo non consentito sulle colture, come dimostrato dalle analisi su un campione di albicocca, sedano (Chlorpyrifos) e su due di kiwi (Chlorpyrifos; Acetamiprid)”

@Legambiente

In pratica il dossier fotografa una situazione che vede risultare regolare e privo di residui di pesticidi solo il 52% dei campioni analizzati. Un risultato non certo positivo, che ci deve far riflettere sui rischi dell’utilizzo così massiccio di queste sostanze chimiche per la nostra salute ma anche per l’ambiente.

tabella pesticidi 2020

©Legambiente

tabella nazionale pesticidi 2020

©Legambiente

Il problema del multiresiduo

Tra i campioni che arrivano dall’estero, le irregolarità maggiori riguardano Cina (38%), Turchia (23%) e Argentina (15%). Nel caso di un campione di bacca di goji sono stati individuati ben 10 residui e in uno di tè verde sono stati trovati 7 residui, entrambi provenivano dalla Cina.

E qui si apre il discorso sul “multiresiduo“, problema su cui ancora si sta studiando per capire le possibili conseguenze sulla salute dell’ingestione di quello che viene definito un “cocktail di pesticidi“.

Legambiente definisce “preoccupanti” i dati sul multiresiduo che, ricorda, la legislazione europea non considera non conforme a meno che ogni singolo livello di residuo non superi il limite massimo consentito (l’Efsa a maggio dello scorso anno ha “assolto” i multiresidui). Il fatto è che c’è il rischio che proprio le interazioni di diverse sostanze chimiche possono provocare effetti aggiuntivi (e ovviamente negativi), sulla nostra salute.

Il dossier evidenzia che il multiresiduo risulta essere più frequente del monoresiduo, considerando che è stato individuato nel 27,6% del totale dei campioni analizzati, rispetto al 17,3% dei campioni con un solo residuo.

Fonte: Legambiente

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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