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Gli integratori a base di aloe sono stati banditi dall’Europa per questi motivi

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Nel 2018, l’Efsa aveva concluso che, a causa della mancanza di dati, c’è incertezza nella valutazione della sicurezza. Nel frattempo, la Commissione ha proposto un divieto totale basato sul principio di precauzione e l’8 aprile scorso è entrato in vigore il nuovo Regolamento che vieta la vendita di prodotti con aloe-emodina

Apprezzati da sempre perché considerati uno dei principali rimedi naturali nel trattamento di diversi disturbi, gli integratori a base di aloe diventano prodotti banditi dall’Unione europea: arriva infatti lo stop da parte della Commissione europea ai derivati dell’idrossiantracene, naturalmente presenti proprio nell’aloe. Ma i produttori non ci stanno e firmano una petizione.

Già nel marzo del 2020, la Commissione europea aveva presentato alla consultazione pubblica una proposta per vietare l’aloe per presunti problemi di sicurezza, un regolamento che limitava l’utilizzo negli integratori alimentari di determinate sostanze, derivati idrossiantracenici (HAD), ottenuti dall’aloe e da altre piante.

Leggi anche: Questi integratori alimentari sono pericolosi e dovrebbero essere vietati (incluso il succo di aloe)

Ora, è entrato in vigore l’8 aprile 2021 il nuovo Regolamento UE 2021/468 che modifica l’allegato III del Regolamento del 2006 che in Europa – per quanto riguarda le specie botaniche contenenti derivati dell’idrossiantracene – vieta la vendita di prodotti che contengono aloe-emodina, l’emodina, il dantrone e le preparazioni di aloe contenenti derivati dell’idrossiantracene e in più stabilisce le regole sull’aggiunta di vitamine, minerali e altre sostanze agli alimenti (CE n. 1925/2006).

Gli idrossiantraceni sono molecole chimiche di origine naturale presenti anche nella senna, nel rabarbaro, nella cassia e nella frangula.

Il Regolamento del 18 marzo 2021 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità europea del 19 marzo 2021.

In particolare sono vietati, tra l’altro:

  • “aloe-emodina e tutte le preparazioni in cui è presente tale sostanza
  • emodina e tutte le preparazioni in cui è presente tale sostanza
  • preparazioni a base di foglie di specie di Aloe contenenti derivati dell’idrossiantracene
  • dantrone e tutte le preparazioni in cui è presente tale sostanza

Il motivo dello stop, spiega la Commissione Ue, è che l’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha riscontrato che “i derivati dell’idrossiantracene aloe-emodina ed emodina e la sostanza strutturalmente analoga dantrone si sono dimostrati genotossici in vitro. Anche gli estratti di aloe si sono dimostrati genotossici in vitro, molto probabilmente a causa della presenza di derivati dell’idrossiantracene. L’aloe-emodina si è inoltre dimostrata genotossica in vivo. L’estratto totale di aloe e l’analogo strutturale dantrone si sono rivelati cancerogeni”. Leggi QUI il parere dell’EFSA.

Pertanto, “considerato che l’aloe-emodina e l’emodina possono essere presenti negli estratti, l’Autorità ha concluso che i derivati dell’idrossiantracene dovrebbero essere considerati genotossici e cancerogeni a meno che non vi siano dati specifici che dimostrino il contrario, e che gli estratti contenenti derivati dell’idrossiantracene destano preoccupazioni per la sicurezza, anche se permangono incertezze. L’Autorità non è stata in grado di fornire indicazioni su una dose giornaliera di derivati dell’idrossiantracene che non desti preoccupazioni per la salute umana”, aggiunge il regolamento che ha stabilito il divieto.

La petizione

Intanto la Ehpm (European Federation of Associations of Health Product Manufacturers), la Federazione che riunisce le associazioni europee dei produttori di integratori alimentari, parla di “evidenti carenze scientifiche” sollevando importanti preoccupazioni in merito alla valutazione dell’Ue dei prodotti botanici e crede sia necessario dedicare ulteriore tempo ai produttori per confermare piuttosto la sicurezza dell’aloe.

In particolare, lanciano la campagna è #WeFightForNaturalHealth e chiedono “di avere più tempo per valutare i problemi di sicurezza” e che i produttori abbiano la possibilità di dimostrare che i loro prodotti siano sicuri. Fanno presente ai membri del Parlamento europeo la necessità di sostenerli “sollevando obiezioni contro il regolamento citato nel quadro delle votazioni in commissione Envi e in plenaria“. Secondo l’Ehpm, infine, se il Parlamento europeo approverà la proposta della Commissione europea sull’aloe, migliaia di posti di lavoro andrebbero persi nell’Unione, mentre altre migliaia perderanno il lavoro negli stabilimenti di produzione di tutto il mondo. Inoltre, è una misura che limita fortemente l’uso di sostanze naturali per la salute e che è contraria ai principi del Green Deal europeo.

QUI trovi la petizione.

Fonti: Unione europea / Commissione europea / EFSA 

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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