Insalate in busta, è allarme salmonella

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Salmonella, attenzione alle insalate in busta: nell’insalata già tagliata e confezionata, infatti, il batterio salmonella si diffonde molto più spesso e la causa sarebbe da ricercare nel taglio delle foglie.

È l’allarme che arriva da uno studio pubblicato su Applied and Environmental Microbiology, che ha dimostrato che proprio il taglio delle foglie favorisce la crescita del batterio che può provocare pericolosissime infezioni intestinali.

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Il liquido che viene rilasciato normalmente dalle foglie quando vengono recise, infatti, accelera la crescita del batterio fino a 2400 volte e fa sì che il batterio stesso si attacchi sia alle foglie sia alla confezione di plastica dell’insalata, spiega l’autore del lavoro Primrose Freestone della University of Leicester.

I microbiologi hanno studiato la crescita di salmonella su tanti tipi di insalata in busta disponibili sul mercato, dai mix alla lattuga passando per lo spinacino, e hanno osservato uno rapidissimo sviluppo del batterio, che non viene eliminato nemmeno con un lavaggio molto intenso o la refrigerazione del prodotto.

Cosa fare allora? Se proprio dobbiamo comprare l’insalata in busta, controlliamo la data di scadenza e quella in cui è stata imbustata, consumiamola il giorno stesso dell’acquisto e non facciamo passare troppo tempo dall’apertura della confezione.

In Italia, nel 2015 sono entrate in vigore le nuove regole in materia di produzione, confezionamento e commercializzazione della Quarta Gamma (frutta e verdura freschi, lavati, confezionati e pronti al consumo), contenuta nella Legge 77/2011. La normativa detta una serie di parametri vincolanti sulla sicurezza alimentare e sulla qualità che devono essere rispettati nel ciclo produttivo e nella distribuzione dei prodotti di Quarta Gamma: in particolare, tutti i produttori e la Distribuzione devono garantire il rispetto della catena del freddo a una temperatura uniforme e costantemente inferiore agli 8° lungo il percorso che va dalle linee di confezionamento ai banchi refrigerati dei punti vendita. Sul piano dell’igiene, i prodotti di IV gamma vengono preservati attraverso un lavaggio (che prevede almeno due vasche a ricambio continuo di acqua potabile con sistemi tecnologici avanzati) e un’asciugatura accurati.

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Un occhio di riguardo in più, poi, quando questi prodotti li togliamo dalla busta: prima di metterli in tavola, magari facciamo un’altra sciacquata con acqua e bicarbonato. Ma la garanzia migliore? Secondo noi arriva sempre dagli ortaggi acquistati localmente, lavati e puliti a casa nostra, magari seguendo i consigli della nostra guida su come lavare e conservare correttamente i cibi.

Germana Carillo

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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