Ecco come Coca-Cola ha utilizzato le sponsorizzazioni per nascondere le sue responsabilità sull’epidemia di obesità

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Uno studio mostra come Coca-Cola Company abbia utilizzato la sponsorizzazione di conferenze internazionali sulla salute pubblica come sistema per coprire le proprie responsabilità riguardo all’epidemia di obesità, scaricando invece la colpa sulla poca attività fisica e le scelte individuali dei consumatori.

Lo studio, pubblicato sull’International Journal of Environmental Research and Public Health, si basa su documenti relativi ai Congressi internazionali di attività fisica e salute pubblica (ICPAPH) del 2012 e 2014, ottenuti tramite richieste di documenti pubblici da parte di U.S. Right to Know, un gruppo investigativo di salute pubblica americano.

Lo stesso gruppo, ad agosto scorso, aveva già collaborato ad un’altra indagine che, analizzando migliaia di e-mail scambiate tra Coca-Cola Company e il GEBN, una rete globale di scienziati, era arrivato alle stesse conclusioni: la Coca-Cola Company aveva pagato scienziati ed accademici per “oscurare” i danni dello zucchero.

Anche il nuovo studio ha rilevato che:

“la Coca-Cola ha deliberato con i suoi ricercatori sponsorizzati gli argomenti da presentare all’ICPAPH, nonostante affermi pubblicamente il contrario, nel tentativo di spostare la colpa per la crescente incidenza di obesità e malattie legate all’alimentazione dai suoi prodotti all’attività fisica e alla scelta individuale

I documenti mostrano che Rhona Applebaum, all’epoca direttore scientifico e sanitario della Coca-Cola, voleva focalizzare l’attenzione appunto sul “comportamento e motivazione individuale”.

“La Coca-Cola ha utilizzato l’ICPAPH per promuovere i suoi gruppi di facciata e le reti di ricerca sponsorizzate e per favorire le relazioni con i leader della salute pubblica al fine di utilizzare la loro autorità per diffondere messaggi di Coca-Cola”, scrivono gli autori dello studio.

In pratica, le sponsorizzazioni avevano un secondo fine: quello di utilizzare queste conferenze, e gli scienziati che vi partecipavano, come mezzo per veicolare i messaggi che voleva la Coca-Cola Company, soprattutto minimizzare il ruolo delle sue bevande nell’epidemia sempre più diffusa di obesità che sta colpendo il mondo.

Cosa fare per evitare casi del genere in futuro? Benjamin Wood, medico e dottorando alla Deakin University, uno dei coautori dello studio, ha dichiarato che:

“Il processo di generazione e diffusione della ricerca relativa alla salute pubblica deve essere protetto meglio dall’influenza delle aziende con interessi chiaramente in conflitto con quelli della salute pubblica. Un passo per raggiungere questo obiettivo è eliminare tutte le forme di sponsorizzazione dalle aziende attive in settori dannosi per la salute”.

Il documento sostiene in pratica che la diffusione della conoscenza scientifica tramite conferenze dovrebbe essere protetta meglio da forme nascoste di influenza delle aziende direttamente interessate:

“Un approccio più sicuro potrebbe essere quello di applicare le stesse disposizioni stipulate nella Convenzione quadro sul controllo del tabacco anche all’industria alimentare”

Niente più sponsorizzazioni, dunque, quando vi potrebbe essere conflitto di interesse ai danni della salute dei consumatori. Indubbiamente un obiettivo importante da raggiungere.

Fonti: US Right to KnowThe Bmj 

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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