Coca Cola rimuove dalle sue bevande il Bvo perché ingrediente pericoloso (tra tanti)

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Niente più Bvo nella Coca Cola (e nella Pepsi). Lo annuncia ufficialmente la multinazionale produttrice di una delle bibite gassate più famose al mondo, dopo che era stata avanzata una petizione online sul sito Change.com da migliaia di consumatori.

Così, dopo il colorante 4-methylimidazole, tocca al Bvo essere rimosso sostituendolo con altri ingredienti come saccarosio acetato isobutirrato ed esteri glicerici di resina (il nome di questi additivi è tutto un programma, difficile pensare che rendano la bevanda più “salutare”…). Anche la Pepsi dovrebbe fare la stessa cosa con tutte le sue bibite, come tra l’altro aveva già anticipato l’anno scorso rimuovendo la sostanza dal Gatorade.

COS’È il BVO – Si tratta del “Brominated vegetable oil”, ovvero di un additivo utilizzato come emulsionante alimentare per diverse bevande della società, compresi Fanta e Powerade. L’uso do questa sostanza, derivante da soia o mais, permette di diluire e amalgamare gli aromi, che altrimenti rimarrebbero in superficie. Contro il Bvo è attiva da tempo una campagna per vietarne l’utilizzo.

Infatti, secondo una ricerca condotta da alcuni ricercatori del Mayo Clinic, un consumo prolungato di bibite che contengono il Bvo potrebbe causare nel corso degli anni diversi problemi di salute anche gravi, come perdita di memoria, malattie della pelle e problemi al sistema nervoso.

L’uso del Bvo è tecnicamente vietato nell’Unione Europea e in Giappone come additivo, mentre grazie a una legge nel 1970 negli Stati Uniti il Bvo è stato rimosso dagli ingredienti catalogati come “senza rischi”. Ma negli States ne hanno comunque consentito l’uso nelle bibite in una quantità pari a un rapporto di 15 su un milione. Evidentemente non basta.

Un passo da gigante dunque per i colossi delle bollicine, ma basterà per rendere Coca e Pepsi bevande “meno discutibili”? Continuiamo ad vere i nostri dubbi. Puoi togliere quanto vuoi (e sostituire con altro che tra qualche anno si scoprirà essere altrettanto nocivo), puoi anche aggiungere la stevia.
Ma invertendo l’ordine dei fattori, il risultato non cambia.

Germana Carillo

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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