Carne di scarto e di maiale nelle macellerie Halal di Milano

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Carne Halal. Il problema della sicurezza e della trasparenza alimentare nel settore della produzione della carne si estende al mondo islamico, con l’apertura di un caso riguardante la presenza di carne di scarto e di carne di maiale nelle macellerie Halal di Milano, pronta per la vendita come se si trattasse di carne ottenuta secondo gli standard islamici.

La denuncia è giunta da parte di Halal International Authority (Hia), l’organismo che certifica i prodotti agroalimentari secondo gli standard islamici. Nella città di Milano è stata rilevata in 220 macellerie, su 300 controllate, la vendita di carne non conforme alle regole islamiche. Le 220 macellerie sotto accusa venderebbero, spacciando come Halal (termine che significa “lecito”), scarti di carne proveniente da macelli non Halal e tipologie di carne non conformi alla religione islamica, come la carne di maiale.

Un gruppo di esperti ha ricevuto l’incarico di indagare sulla sicurezza alimentare, a partire dalla regione Lombardia, per poi estendere la propria azione in tutta Italia. Fino ad ora i dati raccolti hanno permesso di ipotizzare come le carni non conformi agli standard Halal possano contenere dna di carne di maiale, oppure essere macellate non in conformità con il rituale islamico.

Secondo quanto comunicato da parte dell’Hia, in Lombardia si verificherebbero da tempo numerose anomalie nella commercializzazione e nella vendita di prodotti Halal. Gli esercizi commerciali dove si registrerebbero le irregolarità maggiori sono rappresentati soprattutto dalle macellerie.

L’Italia segue la Gran Bretagna e la Norvegia nell’individuazione di scandali legati alla carne Halal. A Londra sono state individuate tracce di dna di carne di maiale in salsicce di pollo Halal servite all’interno di una scuola, oltre che in prodotti commercializzati da parte di venditori di kebab. I controlli continueranno ad interessare macellerie, aziende e punti vendita che dichiarino di produrre o di offrire alla propria clientela prodotti indicati come Halal. Si spera così di evitare le pesanti conseguenze etico-morali che la vicenda potrebbe provocare nei confronti dei circa 2 milioni di musulmani presenti in Italia.

Marta Albè

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