Non solo carne rossa: anche il pollame può provocare malattie cardiovascolari. Il nuovo studio

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Due porzioni di carne rossa e trasformata a settimana possono aumentare il rischio cardiovascolare fino al 7%. Ma attenzione, anche il pollame può provocare un aumento significativo del rischio, sebbene in misura inferiore.

È praticamente da sempre che si susseguono studi che dimostrano quanto un consumo regolare di carne (specialmente carne rossa trasformata) abbia un effetto dannoso sulla salute umana. E accertato che, anche a basse quantità, la carne può aumentare il rischio di malattie, comprese le patologie cardiache e alcuni tipi di cancro.

Secondo lo studio “Associations of Processed Meat, Unprocessed Read Meat, Poultry or Fish Intake With Incident Cardiovascular Disease and All-Cause Mortality”, pubblicato su Jama Internal Medicine, due porzioni di carne rossa o di carne lavorata – ma non di pesce – alla settimana sono associate a un rischio del 3% più elevato di tutte le cause di morte.

Lo studio

L’indagine è stata condotta su 29.682 adulti statunitensi (44% uomini) di età media di 53,7 anni, riuniti da 6 studi di coorte prospettici (le coorti sono individuate prima di eventuali segni della malattia e vengono osservate nel corso del tempo) dei quali sono stati raccolti i dati dietetici dal 1985 al 2002 e seguiti fino alla fine di agosto 2016.

I dati sulla dieta sono stati riportati dagli stessi partecipanti ai quali è stato anche chiesto un elenco di ciò che avevano mangiato nel corso dell’anno e del mese precedente, mentre le analisi dei dati sono state eseguite dal 25 marzo 2019 al 17 novembre 2019.

Ebbene, i risultati hanno messo in evidenza che:

  • il rischio di malattie cardiovascolari e morte prematura aumenta dal 3 al 7% per le persone che hanno mangiato due porzioni (120 g circa) di carne rossa e carne trasformata a settimana;
  • un rischio maggiore del 4% di malattie cardiovascolari per le persone che hanno mangiato due porzioni alla settimana di pollame, anche se le prove finora non sono sufficienti (la relazione potrebbe essere determinata dal metodo di cottura del pollo, così come dal consumo eventuale della pelle);
  • infine, lo studio non ha evidenziato alcuna associazione tra consumo di pesce e malattie cardiovascolari o mortalità.

I limiti dello studio sono che la dieta è stata data dai partecipanti in un dato momento, mentre nel corso del tempo i comportamenti dietetici potrebbero essere cambiati – ha dichiarato in un comunicato della Cornell University il principale autore dello studio, Victor Zhong. Inoltre, non sono stati considerati i metodi di cottura. Il pollo fritto, in particolare le fonti fritte di grasso che contribuiscono agli acidi grassi trans e l’assunzione di pesce fritto sono stati positivamente collegati alle malattie croniche. Modificare l’assunzione di questi alimenti proteici animali può essere un’importante strategia per contribuire a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e di morti premature a livello di popolazione”.

Cosa mangiare allora? Sostituire i prodotti animali nelle nostre diete con equivalenti di origine vegetale può fare una differenza significativa ed è questo ormai un dato di fatto.

Naturalmente, come con qualsiasi studio nutrizionale, anche questo potrebbe avere dei limiti. I partecipanti hanno riferito dei propri pasti, il che li probabilmente portati a introdurre delle imprecisioni. In più, la ricerca non ha preso in considerazione i metodi di cottura: per esempio, friggere i cibi senza dubbio contribuisce alla assunzione di grassi e acidi trans, che a loro volta favoriscono malattie cardiovascolari.

Tuttavia, il mucchio di prove che suggeriscono che il consumo di carne è dannoso è a dir poco convincente e per noi è più che assodato che sono le diete a base vegetale ad essere generalmente più sane e più sostenibili.

Fonti: Jama Internal Medicine / Cornell University

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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