Carne di delfino spacciata per tonno. L’allarme da Lecce

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Carne di delfino spacciata per tonno? Dopo la misteriosa sparizione della carcassa del mammifero da Torre Rinalda è direttamente l’assessore all’Ambiente del comune di Lecce Carlo Mignone a porre il quesito: del delfino è rimasta solo la testa, dov’è finito il corpo?

La mattina del 6 gennaio sulla spiaggia di Torre Rinalda era stata trovata la carcassa di un delfino, ma in una notte dello sfortunato animale era rimasta solo la testa.

Da qui l’allarme dell’assessore Mignone che scrive su Facebook:

“La capitaneria di porto non è arrivata in tempo per la rimozione della carcassa e questa mattina del delfino spiaggiato rimaneva solo la testa mentre il resto del corpo del cetaceo era stato nottetempo sapientemente tagliato e portato via da sconosciuti, con tutta evidenza per essere mangiato”.

Supposizioni che hanno messo in allarmante i salentini, soprattutto perché Mignone rincara:

“Questo delinquente senza scrupoli conoscerà il pericolo sanitario di questa “carne”, visto che i delfini al vertice della catena alimentare, sono “carichi” di elementi tossici, come ad esempio il mercurio, e quindi pericolosi per la salute umana”.

E ancora:
“Spero che chi di competenza vorrà sporgere denuncia contro ignoti, nel caso contrario provvederò io stesso in tal senso tramite una delle associazioni di protezione animali presenti sul territorio”.

Il delfino era fino in spiaggia dopo uno scontro con l’elica di un’imbarcazione.

“Orbene, non voglio entrare nel merito della tempestività o meno delle autorità che avrebbero dovuto provvedere alla rimozione del povero delfino, ma solo puntare il dito contro chi senza scrupoli confonderà’ con ogni probabilità , sapientemente “sfilettato”,la carne del delfino vendendola come carne di tonno”.

Nel suo lungo post social, l’assessore utilizza una foto del delfino congelato venduto nel 2010 negli Usa, corre d’obbligo specificarlo per evitare che si pensi che si tratti dell’animale in questione. Il condizionale in tutta questa storia è d’obbligo perché non ci sono prove effettive che la carne sia stata scambiata e commercializzata, anche se l’assessore va dritto sulla strada, dando per certo il tutto.

Dalla sua c’è da dire che non è di certo la prima volta che accade, ne avevamo parlato nel lontano 2013 sottolineando che ad alcuni ristoratori non importava che la vendita fosse vietata, non contava il rischio di finire in prigione o di ingerire mercurio. E nemmeno, ovviamente, la protezione di animali a rischio estinzione.

Ricordiamo, inoltre, che, oltre ai delfini, TUTTI gli animali in cima alla catena alimentare e che tendono a vivere a lungo hanno più mercurio rispetto ai piccoli pesci: squali, pescispada, balene, e altri grandi animali marini, tonno comprso.

“Adesso spero che l’allarme sulle conseguenze per la salute umana del consumo di carne di Delfino perche’ “tossica” spinga la Capitaneria di Porto ad effettuare controlli a tappeto in tutte le pescherie della zona. Per la normativa italiana i delfini non possono in alcun modo essere pescati, uccisi, commercializzati e destinati al consumo alimentare perché gli esemplari presentano un alto rischio di contaminazione da sostanze xenobiotiche e parassiti, altamente pericolosi per la salute umana. Che disgusto e amarezza”.

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