Carboidrati sono ufficialmente il settimo gusto

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Carboidrati nella lista dei gusti. Dopo il dolce, il salato, l’amaro, l’aspro, il grasso e l’umami, potete anche annoverare sua maestà il carboidrato, tipico delle persone particolarmente sensibili al gusto della pasta, del pane e delle patate, a discapito, ahinoi, del girovita.

Secondo una ricerca australiana, della Deakin University pubblicata su Journal Nutrition, insomma, il sapore dei carboidrati può rientrare tra i gusti che possiamo riconoscere con la bocca.

Se per secoli si è creduto che i gusti fossero semplicemente quattro (dolce, salato, amaro e acido), fu solo all’inizio del ‘900 che il giapponese Kikunae Ikeda propose un quinto gusto, l’umami, il gusto proprio dei cibi ricchi di proteine: molto saporito e tipico di tutti quei piatti che in parte ricordano il sapore del dado da brodo confezionato.

Poi, più in là, la stessa Università Deakin di Melbourne ha scoperto un sesto sapore, quello del grasso: assaggiando vari alimenti come olio di oliva o latte, infatti, gli studiosi sono riusciti a riconoscere il sapore di una vasta serie di “grassi” che contenevano. Prove successive hanno poi dimostrato il fatto che le persone in grado di sentire il gusto del grasso vanno alla ricerca di un minor numero di cibi ipercalorici rispetto a quelle che il sapore del grasso non lo sentono.

gusti bocca

La scoperta del gusto del carboidrato

Per la ricerca australiana sono state prese in esame 34 persone, trovando correlazioni significative tra quanto alcune di loro fossero sensibili ai carboidrati (soprattutto maltodestrina e oligofruttosio), il consumo, la quantità di energia assunta e il girovita.

Coloro che erano più sensibili al gusto del carboidrato mangiavano una quantità maggiore di alimenti che ne contenevano e avevano un girovita più ampio”, spiega Julia Low, una delle autrici dello studio.

I ricercatori evidenziano che i carboidrati per tanto tempo sono stati considerati invisibili al gusto: “e in genere lo zucchero, con il suo gusto dolce che provoca piacere, è sempre stato il carboidrato più ricercato – aggiunge il professor Russell Keast, autore principale della ricerca. Ma il nostro studio ha dimostrato che esiste una qualità del gusto percepibile da altri carboidrati indipendenti dal gusto dolce”.

E chi ha questa percezione particolarmente sviluppata può finire con l’ingrassare: se si avverte di più il gusto è probabile che se ne consumi in abbondanza e aumenti così la pancia. Ma questo può capitare con qualsiasi altro gusto, non è vero?

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Soluzione? Se vi piace particolarmente la pasta e non avete controindicazioni, potete anche mangiarla tutti i giorni, ovviamente in quantità moderata e senza condimenti troppo elaborati. Assecondare il proprio gusto è uno dei piaceri della vita, a patto che non si esageri.

Germana Carillo

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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