Pesce: sì o no? Il pesce offre un importante apporto nutrizionale, fornendo proteine, acidi grassi, vitamine e minerali. Ma, a causa della sua posizione nella catena alimentare, il pesce, soprattutto se grande predatore, può concentrare alcune sostanze tossiche presenti nell'ambiente come il metilmercurio, che può mettere a rischio le arterie, provocando l'infarto e danneggiando il cervello.

A rispondere alla "spinosa" domanda è uno studio, pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition, dei ricercatori svedesi della Umea university che compara sia i benefici che i pericoli che derivano dal consumo di pesce. Utilizzando dati provenienti da Finlandia e Svezia, i ricercatori hanno unito i dati di case-control effettuati su una popolazione di 361 uomini svedesi e 211 finlandesi colpiti da infarto. Su di loro sono state condotte analisi di laboratorio per verificare la presenza di acidi grassi e mercurio nel sangue e nei capelli.

Dall'analisi comparativa su benefici e pericoli sono emersi risultati contrastanti: "il nostro modello ha indicato che anche un piccolo cambiamento nel consumo di pesce impedirebbe del 7% il rischio di infarto, nonostante un piccolo aumento di esposizione al mercurio. Tuttavia, quando il tasso di mercurio nei capelli è troppo alto, l'effetto benefico è annullato dal metilmercurio", si legge nell'abstract. La soluzione, secondo i ricercatori, è quindi quella di ridurre il rischio di infarto consumando pesce ad alto contenuto di acidi grassi polinsaturi e povero di metilmercurio. Sarebbe bene, quindi, non esagerare con tonno, pesce spada, sgombro, cernia e altri grandi predatori in cui il mercurio si accumula. Anche da un rapporto dell'EFSA è emerso che solo i grandi consumatori di pesci predatori rischiano di superare la dose settimanale tollerabile provvisoria (PTWI) di metilmercurio.

Per questo la Commissione Europea, a maggior tutela delle fasce di popolazione più sensibili come bambini e donne in gravidanza, ha consigliato il consumo di una porzione settimanale non superiore a 100 grammi per quanto riguarda grandi pesci predatori (come pescespada, squaliformi, merlin e lucci) e non più di due porzioni settimanali di tonno. Eppure esiste una via alternativa rispetto a quella indicata: per eliminare il rischio del mercurio e godere dei benefici degli acidi grassi si può consumare un'infinita varietà di fonti vegetali di Omega 3: semi e olio di lino, noci e cereali, vegetali a foglia verde, soia e legumi, alghe e olio algale, semi di canapa, ecc. Non resta che l'imbarazzo della scelta, salvando la vita a un essere che soffre quanto gli altri quando muore.

Roberta Ragni

Leggi anche:

- Non solo pesce: le 5 fonti vegetali di Omega 3

- 6 buoni motivi per scegliere di non mangiare tonno

- 10 cibi da evitare in gravidanza

banner guida pulizie

Scrittori di classe

Come iscrivere la tua scuola a "salvare il Pianeta”, il concorso di Conad e WWF

greenMe su Instagram

Sei su Instagram?

Le nostre foto +belle, le notizie che +ami, il tuo giornale sempre con te!

dieta
integratori
lievito madre
ricette vegane
ricette vegetariane
riciclo creativo
rimedi naturali
yoga
settimana riduzione rifiuti 2018
sai cosa compri
seguici su facebook
corsi greenme
whatsapp gratis
seguici su instagram