cibo cinese gdf

43 tonnellate di cibo cinese illegalmente importato e potenzialmente pericoloso, sono state sequestrate oggi dalla Guardia di Finanza di Tortona in provincia di Alessandria. Gli alimenti, destinati al mercato gastronomico nazionale, erano prodotti interamente fuori dalla Comunità Europea e, attraverso una serie di traduzioni approssimative dal cinese all'inglese e poi all'italiano riuscivano ad eludere le rigide norme a tutela della salute pubblica previste nel nostro Paese per i cibi surgelati importati dall'estero.

A spiegare l'illecito meccanismo attraverso il quale questi alimenti - provenienti da Shangai e destinati a ristoranti e negozi di tutta Itaia - riuscivano a entrare illecitamente nel territorio nostrano, un comunicato della GdF in cui si legge come i cibi surgelati venivano "trasformati" in prodotti congelati, soggetti, quindi, "a una disciplina meno severa quanto ai requisiti necessari per l'importazione".

Non solo, perché la merce in questione veniva sottoposta a modalità di trattamento diversa (a partire dalla temperatura) da quelle consentite, onde ridurre ulteriormente i costi, a scapito della sua genuinità, degli operatori onesti che invece rispettano le regole, ma soprattutto della salute degli ignari consumatori. Minori controlli, minori spese per una maggiore competitività sul mercato e maggiori pericoli per la salute.

L'astuto disegno era messo in atto attraverso tre società di capitali, una delle quali con sede a Prato. Tre le persone attualmente denunciate per frode nell'esercizio del commercio.

"È positivo il sequestro di cibo illegalmente proveniente dalla Cina che ha conquistato il triste primato nell'Unione Europea del maggior numero di notifiche per prodotti alimentari irregolari perché contaminati dalla presenza di micotossine, additivi e coloranti al di fuori dalle norme di legge" commenta la Coldiretti in sottolineando come l' interesse degli italiani per il cibo etnico va tutelato con l'intensificazione dei controlli. -Secondo una indagine Coldiretti/Swg il 6 per cento degli italiani consuma regolarmente cibi etnici mentre ben il 27 per cento lo fa qualche volta. La cucina cinese è tra le più diffuse in Italia e, nonostante la pressione dei kebab - i ristoranti cinesi rappresentano una presenza storica ormai consolidata nelle città. La Cina anche nel 2011 ha conquistato anche il primato nel numero di notifiche per prodotti alimentari irregolari perché contaminati dalla presenza di micotossine, additivi e coloranti al di fuori dalle norme di legge, da parte dell'Unione Europea, secondo una elaborazione della Coldiretti sulla base della Relazione sul sistema di allerta per gli alimenti. Su un totale di 3.721 allarmi per irregolarità segnalate in Europa ben 569 (15 per cento) - conclude la Coldiretti - hanno riguardato la Cina.

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