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Lo sciroppo di riso integrale biologico utilizzato per dolcificare gran parte dei prodotti biologici presenti sul mercato statunitense, in sostituzione dello sciroppo di glucosio-fruttosio, conterrebbe tracce d’arsenico superiori a quanto comunemente rilevato in prodotti analoghi. Il consumo eccessivo di alcuni alimenti biologici potrebbe dunque risultare rischioso per la salute dei consumatori?

Dubbi sulla sicurezza di alcuni prodotti dolcificati con sciroppo di riso attualmente in vendita sul mercato americano sono sorti a seguito di approfondite ricerche effettuate da un gruppo di esperti del NIEHS (National Institute of Environmental Health Sciences). Le conclusioni dei ricercatori sono state presentate all’interno di uno studio pubblicato sulle pagine della rivista scientifica Environmental Health Perspectives.

Gli esperti sono partiti prendendo in considerazione il riso come possibile fonte di arsenico, la cui presenza è stata in seguito riscontrata in alcuni prodotti che, pur non essendo costituiti da riso come ingrediente principale, ne contengono dei derivati, tra cui il suddetto sciroppo, finora il maggior imputato in merito alla presenza di arsenico.

La presenza di quantità di una preoccupante concentrazione di arsenico è stata riscontrata in prodotti in cui lo sciroppo di riso era presente in qualità di dolcificante. Tra gli alimenti maggiormente a rischio sono stati indicati alcuni prodotti pensati specificatamente per l’infanzia, tra cui una particolare bevanda. Elevate concentrazioni di arsenico sono inoltre state riscontrate in cereali, barrette energetiche ed altri prodotti analoghi impiegati dagli atleti per migliorare le proprie prestazioni sportive.

Le analisi sono state effettuate sia su prodotti acquistati via Web che su prodotti comunemente reperibili nei negozi ed hanno portato a rilevare tracce di arsenico spesso largamente superiori nei prodotti contenenti sciroppo di riso integrale biologico rispetto a quanto riscontrato in prodotti analoghi dolcificati mediante ingredienti differenti. Ciò ha immediatamente destato le preoccupazioni dell’EPA (United States Environmental Protection Agency), che ha potuto riscontrare come in una bevanda formulata appositamente per l’infanzia – si tratterebbe di un “latte biologico” – fosse presente una concentrazione di arsenico sei volte maggiore rispetto al limite consentito relativamente alla presenza di tale contaminante nell’acqua potabile, affinché risulti sicura.

Gli studiosi hanno concluso che, data l’attuale assenza, negli Stati Uniti, di regolamentazioni specifiche riguardanti il contenuto d’arsenico negli alimenti, dovrebbero essere al più presto intrapresi provvedimenti in merito da parte degli organi competenti, in quanto l’impiego di prodotti considerati a rischio nell’alimentazione quotidiana potrebbe portare all’introduzione nell’organismo di quantità di arsenico che potrebbero rivelarsi mal tollerate e pericolose.

E nel nostro Paese? È delle ultime settimane la notizia della condanna subita da parte dei Ministeri dell’Ambiente e della Salute, che dovranno risarcire centinaia di cittadini lesi da un servizio difettoso, che prevedeva l’erogazione di acqua pubblica risultata inquinata dalla presenza dello stesso arsenico e di altri contaminanti in concentrazioni ritenute pericolose per la nostra salute.

Marta Albè

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