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Verità o ennesimo buco nell’acqua? Continua la vicenda dell’Escherichia coli, che ad oggi conta 4 mila casi di contagio e 48 decessi dovuti al batterio killer. E continua anche la caccia al colpevole. Dopo i cetrioli della Spagna e i germogli provenienti dall’Italia dopo la soia, i fagioli, i broccoli e l’aglio, a sedere sul banco degli imputati è ora l’Egitto e i suoi semi di fieno greco.

L’accusa viene dall’European Center for Diseases Prevention and Control (ECDC) risalito ad una partita di semi di trigonella (fieno greco) importati dall'Egitto nel 2009 e 2010: “la partita del 2009 sembra essere legata ai casi in Francia, mentre si ritiene che quella del 2010 sia legata ai casi in Germania”.

Ma il Governo egiziano, impegnato in questi giorni ad arginare il moltiplicarsi dei “giorni della rabbia” nella ormai nota Piazza Tahrir, smentisce seccamente e si ribella alla quarantena agricola. Le conclusioni sono state definite "del tutto infondate" dal responsabile delle Politiche Agricole, Ali Suleiman. ''La presenza del batterio in Egitto non è stata dimostrata e non è stata registrata'', ha aggiunto Suleiman, spiegando che la compagnia che produce i semi da fieno ha esportato nel 2009 in Olanda, ma non in Germania, Gran Bretagna o Francia.

Nei rimpalli delle accuse e nelle incertezze dell’origine dell’epidemia, l’E-Coli, di cui i ricercatori sono riusciti a scoprire la composizione, continua a uccidere.

Roberta Ragni

 

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