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Il regolamento relativo alla fornitura di informazioni alimentari ai consumatori (etichettatura) sarà più chiaro e più completo e verrà esteso alla carne di suino, di agnello e al pollame: questo l’accordo raggiunto tra i Paesi membri, che hanno approvato oggi il testo di compromesso sul quale si dovrà pronunciare il Parlamento europeo in plenaria a Luglio.

Costretta a rivedere la legislazione vigente dopo i problemi della mozzarella blu, quello di carne di maiale, uova e latte contaminati dalla diossina aggiunta ai mangimi, fino all’escherichia coli degli hamburger surgelati, la Commissione Europea punta finalmente su chiarezza e semplificazione delle etichettature, in cui il consumatore potrà trovare anche i valori energetici e nutrizionali e l'indicazione di allergeni per chi soffre di intolleranze alimentari.

L'accordo rappresenta una pietra miliare nella legislazione sui prodotti alimentari nell'UE di cui beneficeranno sia i consumatori che gli operatori del settore alimentare” ha commentato Renate Sommer, relatrice del Parlamento europeo per la normativa in materia di etichettatura dei prodotti alimentari, aggiungendo che “in futuro, i cittadini europei troveranno molte più informazioni sulle etichette rispetto a prima.

Le nuove regole propongono, infine, misure amministrative e giudiziarie più efficaci per combattere l’agropirateria e regole più chiare per i prodotti Dop e Igp. Inserite anche l'agricoltura di montagna e la vendita diretta tra i termini opzionali in etichetta.

Gioisce la Coldiretti, da sempre impegnata su questo fronte: “L’estensione dell’obbligo di etichettatura di origine, già previsto in tutta Europa per la carne bovina, a tutte le altre carni è un primo importante passo in avanti cha va nella direzione del pressing realizzato dall’Italia che all’inizio dell’anno ha approvato in Parlamento all’unanimità una legge sull’obbligo di etichettatura di tutti i prodotti alimentari fortemente sostenuta dalla Coldiretti” ha affermato il presidente Sergio Marini.

Ma Marini ricorda che c’è ancora tanto da fare: l’obbligo dell’indicazione del luogo di origine va al più presto esteso anche a tutti quei prodotti fino ad ora non interessati. Carni e latte utilizzati in alimenti trasformati, come prosciutti, salami e formaggi, ma anche pasta, pane, frutta e verdura trasformata e derivati del pomodoro diversi da passata. Tutti prodotti dall’origine incerta e oscura che arrivano quotidianamente sulle nostre tavole da chissà dove.

Roberta Ragni

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