carote_spiaggia

Dopo cetrioli, germogli di soia e altri cereali di varia specie, l'ultimo alimento incriminato per i contagi legati al batterio killer E.Coli è stata la carne. In particolare, in Francia sei bambini sono stati ricoverati dopo aver mangiato hamburger surgelati.

Anche nel veronese i Nas hanno sequestrato 1570 confezioni da un chilo di hamburger della “Steaks Country” e 4.000 confezioni di polpette da 900 grammi, lo stesso marchio sospettato del contagio in Francia.

Ma almeno in Italia possiamo stare tranquilli. Lo assicura Coldiretti che ieri, per difendere i prodotti Made in Italy ha organizzato una “maxigrigliata antipanico” sulle spiagge di Pescara. In concomitanza con l'evento “Innovabio ” in corso nella città abruzzese gli allevatori hanno montato una griglia di due metri con bistecche della migliore qualità italiana distribuite a cittadini e turisti per informali che, secondo Coldiretti “la carne italiana è sicura” ma anche per spiegare l'importanza della corretta lettura delle etichette di origine obbligatorie sulla carne bovina venduta fresca.

E Coldiretti rassicura: “L’Italia ha conquistato la leadership europea nella qualità e nella sicurezza alimentare proprio grazie alla più estesa rete di analisi e controlli operati da enti pubblici e privati. Occorre evitare che inutili e ingiustificati allarmismi si riflettano sui consumi di carne bovina i cui acquisti per persona in Italia negli ultimi cinque anni sono già scesi dai 24,4 chili procapite a 23 chili mentre gli allevamenti italiani sono meno di 100 mila, quasi dimezzati negli ultimi dieci anni”.

Dei prodotti nostrani possiamo davvero fidarci, secondo gli allevatori. Ma quella della grigliata non è stata l'unica iniziativa organizzata ieri da Coldiretti. Sulle spiagge invece del tradizionale cocco sono apparse le carote, distribuite gratuitamente con tanto di spiegazioni sul fatto che favoriscano naturalmente l'abbronzatura. Rigorosamente Made in Italy: “Perché scegliere il cocco che viene da altri paesi, percorrendo migliaia di chilometri e producendo una enormità di anidride carbonica se possiamo consumare prodotti genuini e freschi che provengono dal nostro territorio a chilometro zero?”.

Già, perché?

Francesca Mancuso

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