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La paura del batterio killer E.coli, che in Germania ha ucciso più di trenta persone, inizia a spaventare seriamente il resto d’Europa, specie dopo i fatti di ieri in Francia, dove sette bambini sono stati ricoverati d’urgenza in ospedale dopo aver mangiato degli hamburger surgelati, acquistati in un supermercato della catena tedesca Lidl. Dopo i cetrioli, i germogli di soia e i fagioli, si affaccia l’ipotesi che a contenere e sviluppare il virus sia la carne congelata proveniente dalla Germania.

Le autorità rassicurano, ma nel frattempo l’acquisto di hamburger ha già registrato un evidente calo. E intanto, anche l’Italia mette in atto alcune strategie per vederci chiaro: nel veronese i carabinieri dei Nas hanno sequestrato - su disposizione del Ministro della Salute –1570 confezioni da un chilo di hamburger della "Steaks Country” (l’azienda finita nell’occhio del ciclone) e 4.000 confezioni di polpette da 900 grammi, per un totale di 5 tonnellate di prodotto.

La carne verrà analizzata dall'Istituto Zooprofilattico di Padova per verificare la presenza di batteri infettivi, mentre domani verranno sequestrate altre confezioni per effettuare ulteriori analisi, che aiuteranno a capire se il ceppo del virus che si è manifestato in Francia è lo stesso che ha ucciso in Germania.

"Ringrazio i Nas per l'immediato intervento e il sequestro cautelativo temporaneo dei prodotti - ha dichiarato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio - Questa operazione dimostra l'elevato livello del sistema di sicurezza alimentare del nostro Paese, basato sull'assoluta tracciabilità dei prodotti, e deve rassicurare i consumatori. Nei prossimi giorni avremo i risultati delle analisi e potremo verificare se il batterio infettivo che ha colpito i bambini francesi si trova nella carne o se e' legato a difetti di conservazione o manipolazione del cibo”.

E intanto ha voluto rassicurare: “Non c'e' nessun problema per i consumatori. Oggi mangerò hamburger” –ha detto il ministro , intervistato da Radio 24 – e ha aggiunto: “Se questa carne viene cotta bene, almeno tre o quattro minuti a settanta gradi allora si può consumare anche in presenza, eventualmente, del batterio. Il batterio e.coli c'e' sempre stato, ma il sistema italiano, in questa situazione ha dimostrato di essere ottimo”.

Non è esattamente dello stesso parere la Coldiretti che torna all'attacco sull'etichettatura d'origine e denuncia come in Italia "Gli hamburger di carne bovina macinata e successivamente trasformata anche solo con l’aggiunta di un po’ di sale, rosmarino, pangrattato o farina, come la gran parte dei prodotti industriali in vendita nei supermercati, non devono riportare obbligatoriamente l’indicazione dell’origine in etichetta".

"L’obbligo di indicare la provenienza della carne bovina in etichetta è in vigore per gli hamburger di carne macinata fresca come nel caso della vaschetta refrigerata presentata nei banconi del supermercato e in quelli di carne macinata tal quale trattata solo termicamente (surgelazione) ma - sottolinea la Coldiretti - basta l’aggiunta, come spesso avviene, di un qualche ingrediente per fare venire a meno questo obbligo e deve essere indicato solo lo stabilimento di trasformazione industriale, secondo il regolamento Ue N.1760/00 che istituisce un sistema di etichettatura delle carni bovine e delle carni bovine macinate che esclude dall’etichettatura d’origine obbligatoria i prodotti trasformati dall’industria (cioè processati) quali la bresaola e le carni bovine in scatola. Si tratta di una situazione ingiustificata che peraltro - precisa la Coldiretti - apre facilmente le porte agli inganni perché si rischia di fare passare come Made in Italy un prodotto importato dall’estero. Occorre pertanto intervenire - chiede la Coldiretti - per estendere a tutti i prodotti l’obbligo di indicare in etichetta l’origine come previsto dalla legge nazionale approvata all’unanimità dal Parlamento italiano lo scorso febbraio 2011.

Ma almeno i fatti francesi hanno finalmente fatto spostare sulla carne i sospetti come più volte sostenuto da esperti e associazioni animaliste.

«Gli ultimi sviluppi dell’infezione potrebbero confermare che il panico che negli ultimi giorni si era creato sul consumo di prodotti vegetali rappresentava soltanto una “faccia della medaglia” – spiega ad esempio l’Enpa in un comunicato- poiché i cetrioli, la soia e i germogli sono semplici vettori dell’infezione mentre il vero focolaio potrebbe trovarsi proprio all’interno delle stalle"

Il problema, infatti, si è ripresentato. E questa volta parrebbe essere legato direttamente al consumo di carne. «Oggi l’Escherichia Coli E domani?», torna a ripetere l’Enpa che aggiunge: «con numerosi morti e migliaia di contagiati il bilancio dell’epidemia continua a essere pesantissimo. Ciò dovrebbe essere un monito per tutti: gli allevamenti sono non soltanto crudeli, economicamente insostenibili e inquinanti, ma rappresentano anche una minaccia concreta e diretta per la nostra salute. Tanto più che la somministrazione agli animali di ingenti dosi di antibiotici contenute nei mangimi presumibilmente renderebbe questo batterio molto resistente ai trattamenti faramcologici». «Ribadiamo ancora una volta – conclude l’Enpa – che se non si interviene subito per cambiare queste bad practices, in futuro potremmo doverci trovare a gestire situazioni ancora più drammatiche.»

Verdiana Amorosi

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