ecoli_francia

L'epidemia legata al batterio E.Coli pare che si stia spostando in Francia. Nella città di Lille, a nord del paese, sono state infatti ricoverati sei bambini per un'infezione legata ad un ceppo non comune di Escherichia Coli.

Lo hanno annunciato le autorità sanitarie francesi: "Questa mattina abbiamo ricoverato sei bambini in ospedale per una infezione alimentare legata al batterio E.coli". I piccoli erano stati ricoverati d'urgenza a causa di una violenta forma di diarrea associata a perdite di sangue. Tuttavia le condizioni di salute dei bambini sono stabili, nonostante tre di essi siano già stati sottoposti a dialisi.

Al momento i pricipali indiziati in Fracia sono degli hamburger surgelati "Steaks Country” acquistati in un supermercato Lidl. Le autorità francesi, però, al momento hanno escluso che vi sia un collegamento con l'epidemia tedesca e dopo aver deciso il ritiro delle confezioni di hamburger rimaste in giacenza, hanno inviato un allarme a chi ne avevaacquistati prima della disposizione di ritirarli.

"Con la notizia che gli hamburger sospettati sono fatti con carne tedesca salgono a quattro le emergenze alimentari nate in Germania nell’ultimo anno che hanno messo in allarme l’intera Europa" sostiene Coldiretti in merito al ricovero dei sei bambini francesi. Secondo Coldiretti, infatti proprio un anno fa, a giugno del 2010, era stata trovata in Italia la prima mozzarella blu proveniente dalla Germania nonostante fosse venduta sotto il marchio "Malga Paradiso" in diversi discount.

"All’inizio del mese di gennaio 2011 è scoppiato lo scandalo dei mangimi alla diossina che hanno contaminato allevamenti di polli, uova e maiali venduti in tutta Europa. La societa tedesca di mangimi animali al centro dello scandalo diossina sembra sapesse fin dal marzo precedente che - ricorda la Coldiretti - vi era una quantità di diossina 78 volte superiore ai limite legale nei grassi presenti nei mangimi". Infine, vi sarebbe anche un'associazione con la disastrosa epidemia portata dal batterio killer Escherichia Coli.

Finalmente comincia a salire sul banco degli imputati anche la carne che come avevamo più volte sottolineato la correlazione con gli allevamenti intensivi. Lungi dal fornire una risposta che chiaramente non abbiamo, lanciamo tuttavia uno spunto di riflessione. Senza escludere alcuna ipotesi, forse sarebbe il caso di estendere i controlli anche sulle carni e sui mangimi degli animali.

Molto più risoluta la posizione dell'ENPA che con un comunicato datato 10 giugno punta il dito, insieme ad autorevoli ricercatori sulle"gabbie recintate degli allevamenti intensivi. Come già precisato da fonti scientifiche, Escherichia coli è un batterio che vive nell’intestino dei mammiferi e che si diffonde nell’ambiente - e si trasmette dunque ai vegetali -, attraverso le deiezioni utilizzate per concimare i campi. Con un’aggravante: la variante isolata dagli scienziati tedeschi, mai individuata prima, presenta un alto tasso di resistenza agli antibiotici. «Il panico che in questi giorni si è creato sul consumo di prodotti vegetali rappresenta soltanto una “faccia della medaglia” – spiega l’Enpa - poiché i cetrioli, la soia e i germogli sono semplici vettori dell’infezione mentre il vero focolaio si trova all’interno delle stalle.»

Limitare i consumi di ortaggi, dunque per l'associazione animalista servirebbe dunque a curare il sintomo ma non la malattia perché il problema continuerebbe a sussistere anche in conseguenza delle "massicce dosi di antibiotici somministrate agli animali da reddito attraverso i mangimi potrebbero essere responsabili anche delle mutazioni genetiche del batterio, rendendolo più resistente alle terapie mediche. «Oggi l’Escherichia Coli E domani?», prosegue l’Enpa che aggiunge: «con 31 morti e migliaia di contagiati il bilancio dell’epidemia è pesantissimo. Ciò dovrebbe essere un monito per tutti: gli allevamenti sono non soltanto crudeli, economicamente insostenibili e inquinanti, ma rappresentano anche una minaccia concreta e diretta per la nostra salute. Se non si interviene subito per cambiare queste bad practices, in futuro potremmo doverci trovare a gestire situazioni ancora più nefaste

Francesca Mancuso

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