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L'E.Coli, il batterio che da giorni, in una variante quasi sconosciuta, sta mietendo vittime in Germania, potrebbe avere origine dalla carne e dai suoi derivati. A confermarlo è stato Antonio Malorni, dirigente di ricerca all’Istituto di Scienze dell’Alimentazione del Cnr di Avellino.

Le indagini stanno prendendo un'altra strada, considerato che sia i cetrioli della Spagna che i germogli di soia della Bassa Sassonia si erano rivelate un buco nell'acqua. E non dite che non l'avevamo detto, o meglio Food Inc l'aveva denunciato qualche anno fa, rivelando che nel 2011 negli States il famigerato enterobatterio aveva già provocato morti e fatto contare diversi contagiati. Secondo il documentario, la causa andava ricercata nell'alimentazione non proprio corretta dei bovini, e dunque nell'allevamento intensivo.

E tale teoria non è poi così distante da ciò che sostiene l'esperto di Avellino: "Nella storia delle contaminazioni alimentari con E. coli O157:H7 - spiega - l’origine è stata sempre da carne e derivati. Nella scienza l’ipotesi più semplice è anche sempre la più probabile, e la contaminazione da animale è quella che richiede meno passaggi. I batteri Escherichia coli sono nella flora batterica intestinale degli animali, la cosa meno complicata che possa accadere è che dalle feci finiscano nel concime e di qui nella terra, a contatto con i prodotti vegetali. Nella storia delle contaminazioni 8 su dieci sono avvenute così".

L'ipotesi dello studioso si basa su un metodo rapido per l'identificazione dei batteri, che utilizza lo spettrometro di massa: "Mettendo le cellule batteriche in questa apparecchiatura, in base gassosa - spiega all'Adnkronos il dottor Malorni - si ottengono una serie di molecole che definiscono il profilo del batterio. Si ottiene, in sostanza, una sorta di 'impronta digitale' del microrganismo patogeno".

Spiegato l'arcano dell'E.Coli?

Intanto Coldiretti invita le autorità tedesche ad addentrarsi meglio nelle indagini. Il Presidente Sergio Marini ha commentato così le dichiarazioni del Ministro della Sanità, Daniel Bahr: “Gli annunci contraddetti dai comportamenti non danno fiducia perché ormai è chiaro dalla localizzazione dell’epidemia che il problema si è verificato in Germania e non riguarda le produzioni degli altri Paesi che peraltro sono identificabili dall’obbligo di indicare in etichetta la provenienza”.

A farne le spese è anche il mercato ofrofrutticolo italiano: "La Germania - spiega Coldiretti - è il principale mercato di sbocco delle produzioni ortofrutticole Made in Italy con un valore delle esportazioni che solo per verdure e legumi freschi è pari a 460 milioni di euro nel 2010 e riguarda soprattutto questi mesi in cui si concentra la produzione nazionale. L’incertezza con cui le autorità tedesche stanno gestendo l’emergenza sta avendo effetti devastanti sui mercati con gravi danni ai produttori agricoli. Secondo le stime della Coldiretti potrebbe infatti sfiorare i cento milioni di euro il conto finale delle perdite subite dal Made in Italy alimentare a seguito del crollo delle esportazioni e del calo dei consumi sul mercato nazionale i cui effetti sono destinati purtroppo a continuare anche nei prossimi giorni".

Sempre più urgente la risoluzione del problema. Occorre capire al più presto l'origine del batterio per avviare le contromisure adeguate.

Francesca Mancuso

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