I bambini che vivono vicino alle foreste hanno un’alimentazione migliore, il nuovo studio

Foreste e nutrizione

Trascorrere del tempo in natura, si sa, migliora la salute mentale ed emotiva. Ora un nuovo studio globale rileva anche che i bimbi tendono ad avere un’alimentazione migliore quando vivono vicino agli gli alberi. In particolare, le foreste si rivelerebbero lo strumento importante per promuovere una alimentazione più sana.

Nei Paesi in via di sviluppo, piuttosto che un taglio netto delle foreste per ottenere più terreni agricoli, le foreste stesse sarebbero correlate a miglioramenti nelle diete delle persone. Lo sostengono i ricercatori dell’Università del Vermont, che hanno analizzato la conservazione delle foreste e il rapporto con i regimi alimentari.

Non solo, quindi, trascorrere del tempo in mezzo alla natura fa bene al corpo e modifica il nostro stesso cervello, ma una vita nella foresta garantirebbe un sostentamento migliore ai bambini nei paesi in via di sviluppo, affetti da fame e malnutrizione.

Più di due miliardi sono coloro che nei PVS soffrono di carenza di micronutrienti, come vitamina A, sodio, ferro o calcio. È per questo che gli studiosi fanno notare come i programmi alimentari e agricoli considerino come aumentare la produzione di colture di base, come quelle del riso e del mais, per combattere la malnutrizione, con la consapevolezza che a livello globale combattere la fame vuol dire anche che le persone hanno bisogno di una più ampia gamma di nutrienti.

Dai risultati delle ricerche che hanno raccolto le informazioni sulla dieta dei bambini di età inferiore ai 5 anni dal database di informazioni sulla dieta dell’Agenzia per gli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (USAID) 2000-2013 (il team ha poi analizzato le diete per bambini da 43mila famiglie - in Nepal, Bangladesh, Cambogia, Filippine, Caraibi, Sud America, Africa sub-sahariana e Europa orientale - entrambe vicine e lontane dalle foreste) è venuto fuori che stare vicino alle foreste ha portato i bambini ad avere almeno il 25% in più di “diversità alimentare” rispetto ai bambini che vivevano a una maggiore distanza da zone ricoperte di verde. I primi, cioè, hanno accesso a una varietà di prodotti alimentari forestali, tra cui animali, piante e funghi, che possono fornire micronutrienti essenziali che contribuiscono in modo significativo alla nutrizione.

Inoltre, scrivono gli autori, le foreste sono importanti rifugi per gli impollinatori, fondamentali per la produzione di frutta e verdura, mentre famiglie dipendenti dal lavoro in foresta hanno accesso al legname e ad altri prodotti forestali che possono essere utilizzati per generare reddito ed essere utilizzati per acquistare alimenti più diversi. Questo può anche significare meno tempo dedicato alla raccolta di legna da ardere, foraggio di foglie e erba per l’alimentazione del bestiame.

Va da sé che, quindi, dare protezione alle foreste, secondo gli studiosi, è non solo di fondamentale importanza per il benessere del Pianeta, ma potrebbe essere un elemento centrale per promuovere una migliore alimentazione e sfamare milioni di bambini nei Paesi più poveri.

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Germana Carillo

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