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Negli ultimi anni si parla sempre più spesso dell’olio di cocco come di un superfood in grado di offrire diversi benefici. Ma è davvero così? Un interessante esperimento ha voluto valutare se effettivamente questo grasso di origine vegetale possa essere utile ad abbassare il colesterolo. Vediamo cosa è uscito fuori...

Le vendite di olio di cocco stanno aumentando un po’ in tutto il mondo, Italia compresa, ma questo alimento sta vivendo un vero e proprio boom soprattutto negli Stati Uniti dove diverse celebrità ne sponsorizzano l’utilizzo. C’è chi ne decanta i meriti per l’igiene dentale e problemi di alitosi, chi lo usa per far fronte a disturbi digestivi e chi invece lo spalma su pelle o capelli per il suo effetto idratante e lenitivo.

Non tutti gli esperti sono convinti però della reale efficacia dell’olio di cocco in queste situazioni e molti rimangono scettici soprattutto in quanto si tratta di una sostanza ricca di grassi saturi (86%), ancor più del burro o del lardo. È stato provato che questo tipo di grassi sono particolarmente insani in quanto aumentano i livelli ematici di LDL (il cosiddetto colesterolo cattivo) e di conseguenza il rischio cardiovascolare. Il seguente grafico mostra quanti grassi saturi si trovano nei diversi alimenti.

grassi saturi

La domanda sorge quindi spontanea: date le sue caratteristiche, l’olio di cocco può davvero essere benefico per il controllo del colesterolo?

Lo studio

A rispondere, tramite un piccolo ma interessante esperimento, sono stati chiamati Kay-Tee Khaw e Nita Forouhi, entrambi eminenti accademici di Cambridge. Gli esperti hanno reclutato 94 volontari, di età compresa tra i 50 e 75 anni e senza storia di diabete o malattie cardiache, per valutare quale effetto avrebbe avuto sui livelli di colesterolo mangiare diversi tipi di grassi.

I volontari sono stati assegnati casualmente ad uno di tre gruppi. Ogni giorno per quattro settimane, al primo è stato chiesto di mangiare 50 g di olio di cocco extra vergine (circa tre cucchiai pieni), al secondo di consumare la stessa quantità di olio extravergine di oliva, al terzo di mangiare 50 g di burro non salato. Ai volontari è stato detto che potevano consumare questi grassi in qualsiasi modo volessero, purché lo facessero ogni giorno per tutte e quattro le settimane. Sono stati inoltre avvertiti che, poiché stavano consumando circa 450 calorie in più al giorno, sarebbero potuti ingrassare.

Prima che i volontari iniziassero il loro nuovo regime ad alto contenuto di grassi, gli esperti hanno prelevato campioni di sangue per monitorare i livelli di LDL e HDL (il colesterolo "buono"). Gli stessi parametri sono stati poi analizzati alla fine delle quattro settimane.

Concluso l’esperimento, come previsto, i consumatori di burro hanno registrato un aumento medio dei livelli di LDL di circa il 10%, che è stato però in parte compensato da un aumento del 5% dei livelli di HDL. Coloro che avevano consumato l'olio d'oliva hanno visto una piccola riduzione, anche se non significativa, del colesterolo LDL e un aumento del 5% dell'HDL. L'olio d'oliva si è quindi dimostrato all’altezza della sua ottima reputazione.

Ma la grande sorpresa ha  riguardato l'olio di cocco. Non solo non c'è stato alcun aumento dei livelli di LDL, che era quello che gli esperti si aspettavano visto il contenuto in grassi saturi, ma c'è stato anche un aumento particolarmente significativo del colesterolo "buono” (+ 15%).

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A prima vista ciò suggerirebbe che le persone che consumano olio di cocco hanno effettivamente ridotto il rischio di sviluppare malattie cardiache o ictus. Naturalmente questo è solo un piccolo studio che ha bisogno di più ampie indagini per poter essere confermato.

Francesca Biagioli

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