stop-pesticidi

Arriva la conferma: bastano due settimane di una dieta con prodotti senza pesticidi per abbattere e in alcuni casi azzerare il contenuto di sostanze inquinanti nelle urine di una famiglia italiana. A dirlo sono i risultati della campagna #ipesticididentrodinoi.

Durante la campagna voluta da Federbio, insieme a Wwf, Legambiente, LIPU e ISDE-Associazione Medici per l’Ambiente, Durante la fase di analisi, una famiglia presa a campione ha seguito per 15 giorni una dieta bio: madre, padre, due bambini di 7 e 9 anni.

“Due sole settimane sono bastate a cambiare significativamente la quantità di pesticidi rilevabili. Il biologico si conferma come l’unica strada per evitare i rischi chimici che sono associati direttamente al consumo alimentare, oltre che per garantire un ambiente sano per tutti”, spiega Paolo Carnemolla, presidente di FederBio.

Dai risultati emerge che per tutti loro, per quasi tutte le sostanze chimiche analizzate, si passa da livelli di contaminazione alti a quantità molto basse e spesso sotto i limiti di rilevabilità.
La “decontaminazione” ha funzionato per alcuni degli insetticidi più utilizzati dall’agricoltura convenzionale (clorpirifos e piretroidi) e per il glifosato, il pesticida più usato al mondo che proprio in questi giorni ha avuto il via libera dall’Ue per altri cinque anni.

“Misurare i livelli di inquinamento da fitofarmaci sui prodotti alimentari è il primo passo. Ma serve approfondire la conoscenza degli effetti che diverse e numerose sostanze hanno sulla nostra salute. Serve più ricerca, e soprattutto più ricerca indipendente dagli interessi economici, come ha dimostrato la stessa vicenda del glifosato”, spiega Maria Grazia Mammuccini, portavoce #StopGlifosato.

Lo studio

Su 16 analisi delle urine, ovvero quattro per ognuno dei membri della famiglia, ben 13 hanno dato risultati estremamente positivi, con significative differenze tra prima e dopo la dieta, e solo in un due casi non si sono registrati miglioramenti.

La dieta bio ha avuto effetto su oltre l’80% delle analisi effettuate. Un’indicazione importante del fatto che la chimica contenuta negli alimenti da agricoltura convenzionale – anche in presenza di cibi che rispettano le soglie stabilite di fitofarmaci, come capita nella maggior parte dei prodotti consumati in Italia – rimane e si accumula nel nostro corpo, con conseguenze che ancora non sono state totalmente studiate e comprese.

Vediamo nel dettaglio. L’insetticida clorpirifos, ad esempio, prima della dieta era presente nelle urine del bambino più piccolo con oltre 5 microgrammi per grammo di creatinina, un valore più di tre volte maggiore della media di riferimento (*) che è 1,5 (microgrammi/g).

pesticidi dentro noi

Dopo quindici giorni di dieta biologica la concentrazione dell’inquinante è scesa a un valore di 1,8 microgrammi. Mentre nelle analisi del padre, Giorgio, la stessa sostanza – che era oltre tre volte la media di riferimento per la popolazione adulta– non è più rilevabile dopo la dieta.

Dei pesticidi ne avevamo parlato qui: 

Per il glifosato, dopo la dieta tutti i valori sono sotto la soglia di rilevabilità. In Giorgio raggiungeva concentrazioni pari a più del doppio della media della popolazione di riferimento (+116%): dopo 15 giorni di cibi senza chimica, le tracce di erbicida non ci sono più. E lo stesso è successo ai bambini. Prima dei 15 giorni, il più piccolo era a quota 0,19 microgrammi di glifosato per litro e la più grande a 0,16 rispetto a una media, per la popolazione di riferimento, di 0,12 microgrammi/litro: ora i residui di erbicida sono assenti.

Infine, per la presenza di piretroidi, le analisi della famiglia mostrano una diminuzione importantissima degli inquinanti.

Dominella Trunfio

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