Leggere etichette

Cinque colori diversi, dal verde all’arancione, e cinque lettere per aiutare nella scelta degli alimenti. In Francia è stato firmato il decreto sul “Nutri-score”, il nuovo sistema di etichette a semaforo scelte dal ministero della Salute per agevolare i consigli nutrizionali.

Depositato a Bruxelles nel maggio scorso, il decreto ha introdotto un nuovo sistema di etichettatura nutrizionale volontario basato su cinque colori e 5 lettere, invece dei classici tre colori del semaforo, (metodo adottato in UK), che vanno dal rosso al verde, dal più "cattivo" al più "buono".

Secondo quanto spiegato dal ministro della Salute Agnès Buzyn, il governo punta a tre obiettivi: “informare il consumatore sulla qualità degli alimenti, incitare gli industriali a migliorare la qualità e agevolare i consigli nutrizionali per il personale sanitario”.

Progettata dalla Santé Publique France, l’etichetta assegna colori diversi – dal verde scuro (A) all’arancio scura (E) – a diversi alimenti in funzione sia del loro contenuto di nutrienti considerati positivi per la salute (come fibre, proteine, frutta, verdura) sia del loro apporto di nutrienti da limitare per combattere malnutrizione e obesità (energia, zucchero, sale, acidi grassi saturi).

Nutri-score, in pratica, cataloga i prodotti alimentari in cinque categorie, attribuendo un punteggio in base alla quantità di nutrienti come grassi, grassi saturi, zuccheri e sale, contenuti in 100 grammi di prodotto. Si tratta di un metodo che in realtà agli occhi di molti esperti pare troppo semplicistico, dal momento che questo tipo di etichetta farebbe riferimento solo a proteine, grassi e sali contenuti nei prodotti alimentari, mentre i composti nutrizionali sono molti di più e alcuni di quelli non vengono proprio presi in considerazione.

nutriscore

Il sistema a semaforo era già stato adottato in Inghilterra e fondato solo sui tre colori tipici rosso, giallo e verde. Riporta quali sono i fattori presi in considerazione e rispetto ai semafori inglesi c’è una valutazione più ampia della composizione dell’alimento: “qui c’è una valutazione più ampia della composizione dell’alimento, e c’è una maggiore attenzione alla modalità di comunicazione. Che sia questa la soluzione perfetta forse è presto per dirlo (dobbiamo ancora ragionarci), ma è la linea su cui muoversi – ci aveva detto a questo proposito Franca Braga, Responsabile centro studi alimentazione e salute Altroconsumo. Noi, da sempre, abbiamo sostenuto l’importanza di un’indicazione certificata sul fronte delle confezioni. Quindi sì all’indicazione semplice sul valore nutrizionale del prodotto”.

Ma il Made in Italy?

Etichette

L’arrivo anche in Francia dell’etichetta nutrizionale a semaforo sugli alimenti mette a rischio 4,2 miliardi di euro di esportazioni Made in Italy nel paese transalpino, secondo partner commerciale del nostro Paese, e rappresenta una deriva preoccupante rispetto alla quale l’Ue deve ora intervenire”, tuona Coldiretti.

Il provvedimento del Paese transalpino segue – ricorda la Coldiretti – l’adozione del sistema di informazione visiva, fuorviante discriminatorio ed incompleto, adottato in Gran Bretagna, che finisce per escludere paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta. In questo modo si mette in pericolo l’85% del Made in Italy a denominazione di origine (Dop) che la stessa Unione Europea dovrebbe invece tutelare e valorizzare".

Pare infatti proprio che ad essere bocciati dal semaforo rosso ci siano le prime tre specialità italiane Dop più vendute in Italia e all’estero come il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano e il prosciutto di Parma, ma non si salverebbe nemmeno l’olio extravergine di oliva.

Quello che si paventa, insomma, è quella leadership che l’Italia ha in Europa nelle produzioni di qualità con 289 riconoscimenti di prodotti a denominazione (Dop/Igp) rischia però di essere messo all’indice solo nelle produzioni a denominazione di origine (Dop) un sistema di eccellenza del Made in Italy che “genera un volume di affari al consumo di 11,5 miliardi di euro, con 70 mila operatori, ma il conto è in realtà ben più salato e riguarda interi settori chiave che vanno dai salumi ai formaggi fino all’olio di oliva”.

Il rischio, quindi, è che l’etichetta semaforo vada ad indicare solo il contenuto di nutrienti critici per la salute come grassi, sali e zuccheri, senza tener conto delle quantità effettivamente consumate, ma solo sulla generica presenza di un certo tipo di sostanze. Un sistema, concludono da Colidiretti, potrebbe arrivare a “promuovere cibi spazzatura come le bevande gassate senza zucchero e a bocciare elisir di lunga vita come l’olio extravergine di oliva”.

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Germana Carillo

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