calo vendite usa

Sembra che gli Stati Uniti stiano vivendo un momento di cambiamento epocale (così l’ha definito un articolo sul New York Times). Si stanno modificando in maniera drastica le abitudini alimentari della popolazione con un impatto che sta diventando sempre più rilevante sulla grande distribuzione e i colossi multinazionali del cibo.

Le vendite di prodotti confezionati e pronti sono in calo costante e non solo nelle grandi città ma un po’ in tutto il paese. Della situazione di crisi che stanno vivendo i McDonald's già abbiamo parlato ma sembra che anche gli acquisti nei supermercati stiano virando in altre direzioni: i surgelati hanno subito un calo del 12% dal 2007 al 2013, il consumo di bevande a base di soda è sceso del 25% a partire dal 1998 così come quello di cereali zuccherati per la colazione sempre del 25% a partire dal 2000.

Forse i consumatori stanno diventando sempre più scettici di fronte ai prodotti che le grandi aziende offrono e hanno imparato a conoscere cosa accade nelle fabbriche di cibo confezionato? Ormai la maggior parte delle persone è informata sugli ingredienti che vengono aggiunti agli alimenti industriali per renderli più appetibili sia a livello estetico che in fatto di sapore: zuccheri di vario genere, grassi, sale, aromi, additivi per non parlare dei conservanti che permettono a questi prodotti di rimanere più a lungo sugli scaffali.

Molte persone sono ormai consapevoli che questi alimenti, sia pur comodi e gustosi, non sono certo il top per la salute ed è per questo che sempre più si scelgono alternative sane e naturali ad esempio i prodotti freschi e biologici, i cereali (davvero) integrali, ecc.

Ma come stanno rispondendo le grandi multinazionali del cibo al pericolo di veder calare le loro entrate? È semplice, cercando di riconquistare i mercati perduti con nuovi prodotti che, almeno apparentemente, siano più salutari. Si tagliano quindi gli zuccheri aggiunti, gli aromi artificiali, si offrono versioni light dei tradizionali prodotti oppure si opta per l’integrale. Tuttavia, come sottolineano gli autori dell’articolo del New York Times “A Seismic Shift in How People Eat”, tutto ciò non sarà sufficiente a salvarli

Ecco allora che crescono le vendite di alimenti freschi (+ 30% dal 2009), frutta e verdura crude sono sempre più apprezzate anche da bambini e giovani e il consumo pro capite è in crescita del 10% negli ultimi 5 anni.

A detta degli autori, Hans Taparia e Pamela Koch, per salvarsi i grandi marchi dovrebbero ridurre drasticamente lo zucchero, elaborare meno, usare meno ingredienti e scegliere i prodotti locali e biologici, soprattutto più frutta, verdura e alimenti integrali sviluppando maggiori offerte fresche.

“Questi cambiamenti richiederebbero una revisione completa delle loro catene di approvvigionamento, un'importante ristrutturazione organizzativa e miliardi di dollari di investimenti, ma queste società hanno le risorse. Potrebbe essere la loro ultima possibilità” si legge nell’articolo.

Riusciranno a vincere una sfida tanto difficile? O comunque gli americani si orienteranno su un consumo differente? Staremo a vedere…

Francesca Biagioli

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