banana ogm

Una banana Ogm per contribuire a salvare milioni di persone in Africa e, ovviamente, per aprire un nuovo mercato, una nuova strada per la diffusione di alimenti geneticamente modificati e arricchire le multinazionali biotech. Sono pronti a partire negli Stati Uniti i test che verificheranno se la banana Ogm potrà risultare valida a livello nutrizionale.

La coltivazione delle banane Ogm potrebbe avere inizio in Uganda entro il 2020. Si tratterà di banane arricchite con alfa e beta carotene. Il progetto è nato in Australia e prevede che le banane Ogm possano contribuire ad incrementare i livelli di vitamina A nell'organismo.

Le banane Ogm potranno salvare l'Africa dal problema della fame? La situazione dell'Uganda e di altri Paesi africani che potrebbero dare inizio alla coltivazione di nuove varietà di banane è drammatica. La speranza di vita infantile è molto bassa. Intere popolazioni - bambini e adulti - soffrono la fame più nera, non hanno accesso a cure mediche adeguate e ad ospedali attrezzati e non hanno alcuna disponibilità economica. Come farebbero ad acquistare le super banane?

Lo zampino del business mascherato da filantropia è evidente. Del progetto si stanno occupando i ricercatori della Queensland University of Technology, sotto la guida del professor James Dale. I finanziamenti arrivano direttamente dalla Bill & Melinda Gates Foundation, che da anni investe sulle biotecnologie e supporta la ricerca sugli Ogm e Monsanto, in nome dello "sviluppo".

Le banane Ogm avranno un aspetto molto simile ai frutti convenzionali, ma il colore della loro polpa virerà all'arancione, per via della presenza di carotenoidi. Il professor James Dale ha sottolineato le gravi conseguenze della carenza di vitamina A, che conduce alla cecità o alla morte centinaia di migliaia di bambini nel mondo ogni anno.

banana ogm2

Foto:www.thehindu.com

Così si è pensato di arricchire di alfa e beta carotene uno degli alimenti base delle popolazioni africane. Se tutto andrà secondo i piani, entro breve le banane Ogm inizieranno ad essere coltivate e commercializzate in Uganda e in altri Paesi africani, come Rwanda, Kenya e Tanzania. Ma chi potrà permettersi di acquistarle?

Marta Albè

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