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Gli antibiotici nella carne sono una minaccia per la salute pubblica. Ecco perché l'Fda ha deciso di procedere per l'eliminazione graduale di alcuni di essi per quanto riguarda la loro somministrazione agli animali allevati per la produzione di carne. La decisione riguarda gli Stati Uniti. E in Europa? L'utilizzo di antibiotici negli allevamenti nei Paesi UE, Italia compresa, risulta ancora massiccio. Le valutazioni dell'Efsa in proposito risultano ancora in corso. Dunque l'Fda, almeno per questa volta, avrebbe superato l'Efsa nel prendere decisioni a favore della tutela della salute dei cittadini.

Molti allevatori di bovini, suini e pollame somministrano con regolarità antibiotici agli animali per facilitare il processo di produzione della carne e per salvaguardare la loro salute - cosa che non stupisce, date le discutibili condizioni di vita negli allevamenti. Ora la Food and Drug Administration ha annunciato che chiederà alle aziende farmaceutiche di dare uno stop volontario all'etichettatura di farmaci importanti per il trattamento delle infezioni che colpiscono l'uomo come accettabili per la somministrazione agli animali di allevamento.

Se le case farmaceutiche accetteranno, l'utilizzo di alcuni antibiotici promotori della crescita negli animali risulterebbe illegali e sarebbe necessario richiedere una prescrizione per l'impiego di medicinali da destinare agli animali affetti da malattie. L'Fda spera di limitare la resistenza agli antibiotici nell'uomo riducendo il loro impiego per gli animali.

L'esposizione agli antibiotici porta i batteri a rafforzarsi, in modo tale da resistere al prossimo trattamento a base di farmaci. La resistenza agli antibiotici è un problema in forte crescita. Nei mesi scorsi era già stata sottolineata la connessione tra il loro impiego negli allevamenti e la comparsa di batteri super-resistenti. Ed è proprio degli ultimi giorni l'allarme sull'abuso di antibiotici, che contribuisce ad incrementare la resistenza dei batteri.

Secondo il Centers for Disease Control and Prevention, oltre 23 mila persone muoiono ogni anno a causa di infezioni che non possono essere curate con i medicinali per via della resistenza sviluppata dai batteri. Secondo l'Fda, probabilmente lo sviluppo della resistenza dei batteri agli antibiotici non può essere del tutto evitabile, ma si può di certo agire per arginarlo.

Per questo motivo l'Fda ha deciso di intervenire sull'impiego e sull'abuso di antibiotici negli allevamenti, sottolineando che l'iniziativa potrà avere successo grazie alla fiducia riposta nelle case farmaceutiche. Si tratta del primo passo per la riduzione dell'impiego di antibiotici negli allevamenti che l'Fda compie dal 1977. Finalmente un punto di partenza promettente, dopo decenni di attesa.

E per quanto riguarda Italia ed Europa? Secondo i dati raccolti di recente, relativamente all'anno 2011, l'Italia si trova al terzo posto in Europa per l'impiego di antibiotici negli allevamento, dopo Germania e Spagna. Nel 2011 in Europa sono state vendute oltre 8000 tonnellate di antibiotici ad uso veterinario.

Il loro impiego ha ripercussioni sulla qualità della carne messa in vendita e sulla salute dei consumatori, oltre che sulle condizioni di vita degli animali di allevamento. Un'inchiesta di Altroconsumo ha evidenziato la presenza di antibiotici nell'84% dei casi in cui la carne di pollo è stata analizzata per verificare la permanenza di residui di farmai veterinari. Altroconsumo sottolinea che, con la diffusione di batteri resistenti, vi è il rischio che gli antibiotici diventino inefficaci per l'uomo.

Nonostante ciò, l'Efsa non sembra aver ancora preso posizione per una riduzione dell'impiego di antibiotici negli allevamenti. Come si apprende dal sito web dell'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare: "Nel campo della sicurezza alimentare, i responsabili delle politiche devono proteggere i consumatori dai rischi relativi alla filiera alimentare e attuare le migliori misure di controllo per ridurre tali rischi. Gli scienziati e i valutatori del rischio stanno esaminando i fattori che possono favorire lo sviluppo di batteri resistenti agli antimicrobici negli alimenti e negli animali, allo scopo di fornire adeguata consulenza scientifica alle istanze decisionali".

L'Europa questa volta non fa scuola, ma seguirà l'esempio degli Stati Uniti?

mpMarta Albè

Fonte foto: saynotofoodwaste.com

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