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Stoviglie e pentole radioattive provenienti dall'India. Ecco quanto scoperto grazie agli esami a cui tali oggetti sono stati sottoposti da parte della Asl di Taranto e dell'Istituto Zooprofilattico di Foggia, in merito ad un lotto di merce proveniente dall'India giunto presso il porto di Taranto lo scorso dicembre.

Pentole, tazze, scolapasta e mestoli sono risultati positivi alla presenza di cobalto 60 e sono stati definiti come radioattivi. Le autorità hanno dunque deciso di dare l'avvio ad un protocollo di prevenzione. La merce era giunta presso il porto di Taranto il 21 dicembre 2012 ed una parte di essa aveva ottenuto il nullaosta per la commercializzazione. Alcuni tra gli oggetti sarebbero stati venduti sul mercato nazionale.

Il carico restante, per un ammontare totale di 700 colli, è stato sottoposto a sequestro da parte della Asl. Sono state dunque avviate le operazioni necessarie a rintracciare la merce giunta tra gli scaffali di supermercati e negozi in Italia, al fine di verificare la presenza di merce invenduta destinata all'acquisto o che sia già stata acquistata.

A destare l'attenzione delle autorità è stata la presenza di cobalto 60, considerato nocivo soprattutto se ingerito o per via di una lunga esposizione ad esso. In tal senso, le quantità riscontrate non sembrano aver allarmato le autorità, ma il sequestro si è reso obbligatorio, in quanto il cobalto 60 non può essere presente in oggetti e materiali destinati all'uso domestico.

La Procura di Taranto ha aperto una procedura di indagine in proposito, tenendo anche conto del fatto che l'accaduto ha dei precedenti, tra cui il sequestro di vassoi d'argento contaminati con l'isotopo cobalto 60 avvenuto lo scorso novembre nella stessa località. Un altro caso simile aveva già interessato il nostro Paese la scorsa primavera, con la scoperta di posate in acciaio importate dall'Olanda, ma provenienti dall'India, ad alta radioattività.

Da dove proviene il cobalto 60? Probabilmente da rottami di metallo impiegati come materia prima nella produzione di utensili da cucina. Urge dunque una maggiore attenzione da parte della autorità per comprendere le reali cause del fenomeno e per individuare il punto di partenza dei relativi circuiti di importazione.

Marta Albè

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