Ognuno di noi mangia 50mila particelle di plastica all’anno, ed è colpa delle bottiglie d’acqua

bottiglie di plastica

Ogni persona, in media mangia almeno cinquantamila particelle di microplastica all’anno e ne respira altrettante, stando al primo studio volto a stimare l’ingestione di plastica da parte dell’uomo.

A contribuire è principalmente l’abitudine di bere l’acqua in bottiglia, che contiene ben 22 volte più microplastiche rispetto all’acqua del rubinetto. Parliamo di 130.000 particelle all’anno, moltissime se paragonate alle 4.000 dell’acqua del rubinetto.

La nuova ricerca, pubblicata sulla rivista Environmental Science and Technology, è frutto di un’elaborazione dei dati di 26 studi precedenti che misuravano la quantità di microplastiche nei pesci, nei crostacei, nello zucchero, nel sale, nella birra, ma anche nei dentifrici, nelle bibite gassate e nell’acqua, oltre che contenute nell’aria delle città.

Gli scienziati hanno poi utilizzato le linee guida dietetiche del governo degli Stati Uniti per calcolare quante particelle di plastica mengerebbero le persone in un anno, giungendo alla conclusione che gli adulti ne ingerirebbero circa 50,000 e i bambini 40,000. E, considerando quelle introdotte respirando, si arriverebbe a un consumo stimato tra 70,000 e 121,000 particelle l’anno.

Stime queste, che, a detta dei ricercatori, sarebbero addirittura ottimiste:  il numero reale sarebbe ancora più alto, visto che soltanto un piccolo numero di alimenti e bevande è stato analizzato per la contaminazione da plastica. E sono ancora pochi i dati riferiti ai vari cibi. Ma anche solo attinendosi a quelli in possesso, le conclusioni sono davvero allarmanti.

Le microplastiche sono arrivate ovunque, contaminano la catena alimentare e la cosa più preoccupante è che non si conoscono gli effetti sulla salute della loro ingestione, soprattutto a lungo termine. Anche perché sono talmente piccoli da penetrare nei tessuti umani e, si ipotizza, scatenare reazioni immunitarie.

Più piccole di un seme di sesamo, pochi millimetri di diametro, le microplastiche provengono dalla disintegrazione dei rifiuti di plastica e sembra essere diventato onnipresente in tutto il pianeta. Dal punto più profondo, le Fosse delle Marianne, a quello più remoto, come l’Artico, dai fiumi al suolo, all’aria, siamo invasi da frammenti di plastica. Sono stati trovati addirittura in campione di feci umane nello scorso ottobre, confermando che le persone ingeriscono inevitabilmente queste nanoparticelle.

“La dipendenza umana dagli imballaggi in plastica e dai metodi di lavorazione alimentare per i principali gruppi alimentari come carne, frutta e verdura, è un problema crescente – ha dichiarato Kieran Cox, dottorando in biologia marina nel laboratorio del biologo di Uvian Francis Juanes e uno degli autori principali dello studio – La nostra ricerca suggerisce che le microplastiche continueranno a essere presenti nella maggioranza, se non nella totalità, degli articoli destinati al consumo umano “, afferma Cox. “Abbiamo bisogno di rivedere la nostra dipendenza dai materiali sintetici e di alterare il modo in cui li gestiamo per cambiare il nostro rapporto con la plastica”.

Sono necessarie ulteriori ricerche sui livelli di microplastica nei nostri alimenti, in particolare in gruppi alimentari importanti come carne bovina, pollame, latte e cereali, al fine di comprendere gli impatti sulla salute e il più ampio problema dell’inquinamento plastico, aggiunge.

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