Navicella russa esplode dopo il decollo: e’ allarme nube tossica

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Ancora guai per la Russia. Il veicolo Proton-M che ieri doveva partire per lo spazio con a bordo tre nuovi satelliti per la navigazione si è schiantato poco dopo il decollo, all’interno della stessa base di lancio, a Baikonur, in Kasakistan. La stessa da cui poco più di un mese fa è partito Luca Parmitano.

Un disastro impossibile da prevedere visto che, stando a quanto riportato dall’agenzia russa Ria Novosti, i controlli prima della partenza non avevano segnalato alcun problema alla navicella. Il decollo è avvenuto ieri 4:38 circa ma si è concluso pochi secondi più tardi, con un enorme schianto all’interno dello spazioporto.

Quasi subito, il veicolo ha virato ma, nonostante i tentativi di correggere la sua traiettoria, si è ‘ripiegato’ su se stesso ed è tornato a terra, esplodendo. Al momento non si conoscono ancora le cause del guasto che hanno portato allo schianto del satellite. “Il razzo è caduto ed è esploso sul territorio del sito di lancio,ha detto un portavoce dell’Agenzia Spaziale Roscosmos a Ria Novosti. “È stata istituita una commissione di indagine presieduta dal vicecapo di Roscosmos Alexander Lopatin“, ha detto il portavoce.

Una fonte del settore spaziale russo in precedenza ha detto all’agenzia stampa che le conclusioni preliminari sulle possibili cause del fallito lancio potrebbero essere disponibili non prima di 2-3 giorni. Ma mentre si attende di sapere cos’è accaduto si fa la conta dei danni. Non pochi visto che il razzo trasportava oltre 600 tonnellate di propellenti tossici. La base di Baikonur è stata subito evacuata e alla popolazione della zona è stato ordinato di non uscire di casa.

Un danno da 200 milioni di dollari per l’industri spaziale russa, ma un danno incalcolabile quello inflitto all’ambiente.

Proton-M utilizza combustibile altamente tossico, i cui fumi si sono espansi nella zona. Adesso è una corsa contro il tempo per fare in modo che tali sostanze non vengano ‘respirate’.

Ma per i terreni ci sarà poco da fare.

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Foto: Ria Novosti

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