L’Iran pronto a lanciare un’altra scimmia nello spazio

Scimmia spazio

L’Iran ha intenzione di inviare una scimmia nello spazio. La storia dell’invio degli animali nello spazio, ahinoi, è molto lunga. Prima dell’uomo furono cani e scimmie i primi a lasciare il Pianeta Terra a volare in orbita, con conseguenze sempre nefaste. Ricordate la triste storia della cagnetta Laika?

La cagnetta partì per l’universo per un viaggio di sola andata. La capsula Sputnik 2 infatti era attrezzata per il supporto vitale e portava cibo ed acqua ma non ne prevedeva il rientro. La sua morte nello spazio era già stato deciso ancor prima della sua partenza.

E adesso sembra che l’Iran stia già valutando l’idea di inviare nello spazio una scimmietta. A dirlo è stato il capo dell’agenzia spaziale dell’Iran Hamid Fazeli che ha dichiarato che in un futuro non troppo lontano l’Iran lancerà una scimmia nello spazio a bordo del razzo vettore Pishgam. E non sarebbe nemmeno la prima volta per Teheran, che circa tre anni fa, nel febbraio del 2010 mandò la prima biocapsula nello spazio con organismi viventi, tra cui una tartaruga, un topo e alcuni vermi. Un altro volo partì nell’ottobre 2011, con a bordo una scimmia. Un volo durato solo 20 minuti ma che causò la morte dell’animale a causa di un’avaria. Guarda un po’…

Tornando alle scimmie, esse furono tra le prime creature viventi a volare nei cieli attorno alla Terra. Si cominciò negli anni ’40 quando gli Usa iniziarono a mandare in orbita alcuni primati, a bordo dei razzi V-2. A questi esperimenti seguirono quelli per provare la resistenza dei comuni moscerini. Fino al 1959, quando partì Miss Baker, che per sua fortuna tornò a casa sana e salva, segnando il record di permanenza nello spazio da parte di una scimmia.

Nel 1961, toccò alla scimmietta Ham che divenne il primo ominide nello spazio a bordo del razzo Mercury Redstone. Grazie ad essa (era proprio necessario?) la Nasa spianò la strada al primo lancio di un astronauta americano, Alan Shepard. Durante la sua permanenza nello spazio, Ham lavorò ad una serie di controlli e di esercizi per i quali era stata addestrata. L’esperimento servì agli scienziati per capire quanto le normali funzioni fisiche fossero alterate in un ambiente per l’epoca ancora ignoto. Quando Ham tornò a terra, gli furono offerte un’arancia ed una mela come premio per il suo volo. Ham visse i suoi ultimi anni nello zoo di Washington fino al 1980. Dopo la sua morte, la scimmietta fu ancora di aiuto per il mondo scientifico visto che il suo scheletro fu attentamente analizzato in laboratorio dall’U.S. Air Force.

Nel 1961, toccò ad Enos, il primo chimpanzee a volare in orbita attorno alla Terra. A bordo del suo Mercury Atlas, il 29 novembre ebbe inizio la missione che avrebbe preceduto quella di un anno dopo, questa volta con un vero astronauta a bordo, John Glenn. Alcuni problemi tecnici, però, obbligarono la Nasa a far atterrare Enos nell’Oceano Pacifico. Lo chimpanzee morì 11 mesi dopo, sebbene l’agenzia spaziale presto smentì che il decesso fosse legato alla permanenza nello spazio.

Torniamo ai giorni nostri. Stando a quanto detto dal Numero Uno dell’agenzia spaziale iraniana, entro i primi 10 giorni di febbraio il paese tenterà di inviare ancora una volta una scimmia nello spazio. Sembra che i test finali siano stati completati…

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