Nuova ondata di Shrinkflation: così Nestlé, Kellogg’s e Purina stanno “ristringendo” snack, cereali e crocchette anche in Australia

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Anche in Australia il gruppo dei consumatori Choice ha evidenziato un aumento del fenomeno della shrinkflation, ovvero prodotti "ristretti" che costano uguale o addirittura di più. Dai cereali per la colazione al cibo per animali, facciamo sempre attenzione al prezzo al chilo/litro dei prodotti

I prezzi rimangono gli stessi ma i prodotti si “restringono”. Parliamo ancora una volta di shrinkflation che, sebbene non sia una novità ma una tendenza registrata già da diversi anni, in questo periodo sembra stia tornando di moda tra i produttori, alle prese con gli aumenti dei prezzi di materie prime ed energia.

Torniamo sull’argomento a seguito di nuova indagine condotta in Australia dal gruppo di difesa dei consumatori Choice, i cui dati mostrano che, recentemente, aziende come Nestlé, Kellogg’s, Purina e Cadbury hanno ridotto le dimensioni dei loro prodotti, mantenendo lo stesso prezzo o addirittura aumentandolo un po’.

L’indagine è stata condotta facendo seguito alle numerose segnalazioni ricevute dal gruppo dei consumatori australiani, che avevano notato come il peso di diversi prodotti era diminuito ma non altrettanto aveva fatto il prezzo.

Choice consiglia dunque di fare particolare attenzione a questa:

Nuova ondata di “shrinkflation”, in cui le aziende riducono le proporzioni di un prodotto preconfezionato pur continuando ad addebitargli lo stesso prezzo, o talvolta di più.

Qualche esempio di shrinkflation scoperto da Choice?

Partiamo dal principale marchio di cereali, Kellogg’s. Nel 2019 i cereali Crunchy Nut da 670 grammi erano veduti a 6 dollari, oggi la confezione è da 640 grammi e costa 9 dollari. In pratica i consumatori sono passati da pagare 0,90 dollari per 100 grammi di cereali a 1,41 dollari. L’aumento registrato è dunque del 57%.

In questo caso, tra l’altro, è stato anche aumentato il prezzo. Gary Mortimer, professore di marketing e comportamento dei consumatori presso la Queensland University of Technology, ha condotto diversi esperimenti sull’effetto che la shrinkflation ha sugli acquirenti, affermando che è stato “sorprendente” vedere una riduzione delle dimensioni della confezione insieme a un aumento del prezzo al dettaglio.

Alzare i prezzi è sempre rischioso come marchio… [ma] la riduzione del contenuto viene raramente notata sul mercato.

La sua ricerca ha rilevato che agli acquirenti “non piacciono affatto gli aumenti di prezzo”, ma accettano maggiormente le riduzioni delle dimensioni dei pacchi. La strategia della shrinkflation dunque è vincente.

Ridimensionati anche i cereali Froot Loops:

La scatola da 500 g è scomparsa da molti degli scaffali dei nostri supermercati ed è stata sostituita da una scatola da 460 g, che viene venduta a circa $ 9 (sebbene alcuni Foodworks e IGA regionali sembrano ancora vendere la scatola originale da 500 g rispettivamente a $ 9,20 e $ 8,50).

Questo “trucchetto” si utilizza anche per il cibo per animali domestici, come quello di Purina ONE. Le recenti versioni di cibo secco del marchio, con la scusa di una “ricetta nuova e migliorata” per rafforzare il sistema immunitario e migliorare la salute dei felini, come scrive Choice:

non sono più disponibili nei pacchetti da 1,5 kg in cui sono arrivati ​​gli originali, ma i prodotti più recenti sono disponibili in sacchi da 1,4 kg. Queste versioni ridimensionate vengono vendute a $ 16,50 nei principali supermercati, mentre gli originali da 1,5 kg avevano un prezzo al dettaglio consigliato di $ 15,45.

Il “restringimento” delle bustine di cibo per animali è stato notato anche in Francia e in Italia, ma del resto ormai è chiaro come la shrinkflation sia un fenomeno diffuso in tutto il mondo e su tantissimi prodotti.

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Come si difendono le aziende

Come ricorda anche Choice:

I produttori affermano che stanno solo cercando di mantenere i loro prodotti accessibili a fronte dell’aumento dei costi di produzione.

Ad esempio Purina ha dichiarato al gruppo dei consumatori australiani:

Di essere stata costretta a ridurre le dimensioni di molti dei suoi prodotti per mantenerli accessibili agli acquirenti. (…) L’azienda ha dovuto affrontare “aumenti significativi” nel costo delle materie prime, dell’imballaggio e del trasporto, che è ciò che ha portato ai cambiamenti nei prezzi e nelle dimensioni delle confezioni.

In pratica, di fronte all’inflazione e ai prezzi aumentati di energia e materie prime, i produttori sembra stiano scegliendo sempre più frequentemente di ricorrere alla shrinkflation. Il dubbio che però qualcuno se ne stia approfittando un po’ troppo non ce lo leva nessuno.

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Come possiamo difenderci?

Leggiamo sempre le etichette e facciamo attenzione in particolare al prezzo al chilo/litro dei prodotti (e non a quello unitario), non facciamoci abbindolare da nuove confezioni o formulazioni e, quando possibile, acquistiamo sfuso.

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Fonte: Choice / The Guardian

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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